All’inizio di un percorso individuale solitamente emergono due domande che le persone si fanno quando vogliono far luce su alcuni passaggi della propria storia. Sono due ottime domande, solo che secondo me vengono dopo un’altra, più utile in un primo momento.

La domanda sul perché

Alcune persone all’inizio sono più interessate a scoprire il motivo di quello che stanno vivendo e il perché fa così male. È capitato qualche volta anche a te? In quel momento il detective dentro di te è a caccia del suo momento di gloria. E infatti quando indaghi sul perché inizi a cercare dei responsabili, dei colpevoli, mentre in realtà avresti bisogno di comprendere il significato che quella sensazione, quel fatto, ha per te, in quel momento. E prima ancora, hai bisogno di capire bene cosa provi. Perché puoi aver ricevuto tante buone opinioni, spiegazioni, diagnosi fatte egregiamente dal signor Google… eppure non ti senti sereno, vero?

La domanda sul fare

L’altra domanda è “cosa devo fare?” Qui è l’aggiustatutto che c’è in te, il fan del bricolage, che è in cerca di grandi soddisfazioni e a breve. Spesso questa domanda precede una reale comprensione di ciò che sta avvenendo dentro e fuori. A meno che tu non sia in una situazione di grande pericolo, per cui la prima cosa da fare è metterti in salvo fisicamente ed emotivamente, per tutti gli altri casi dovresti fermarti un attimo a capire che cosa sta accadendo prima di inforcare strategie e soluzioni. Di fronte a una stessa situazione le persone sentono e definiscono il problema in modo diverso. E una cura senza la diagnosi non si può fare, no? Ecco, allora prima di tutto devi capire che cosa sta accadendo dentro di te: cosa senti? Quali sensazioni sgradevoli stai vivendo?, e solo poi imparare un modo nuovo per affrontare quell’esperienza.

Ma qual è quindi la prima domanda da farsi?

Quella più utile per iniziare? È questa: cosa sta accadendo proprio adesso, mentre vivo questa esperienza? E per trovare un risposta dobbiamo dare un nome alle sensazioni, alle emozioni che vengono a galla, ascoltando il nostro corpo. Lo so, non è facile! Spesso non abbiamo tanta familiarità, non siamo abituati a sentire, ad ascoltarci. Perché sappiamo catalogare emozioni e comportamenti, sappiamo definire quello che pensiamo, ma confondiamo il pensare con il sentire. Una cosa è pensare che un fatto sia un’ingiustizia, un’altra è sentire che sono arrabbiata, che i muscoli del viso e che la bocca dello stomaco sono contratti. Una cosa è pensare che è giusto lasciare andare le cose, un’altra è accorgersi che quando quella persona mi ha detto una certa cosa mi sono sentita triste e con poche energie nel mio corpo. Quel “proprio adesso” spesso sfugge dalla nostra consapevolezza e occorre riportare lì nostra attenzione, con un po’ di gentilezza e con l’atteggiamento di un esploratore curioso. Forse ti starai chiedendo quale sia l’utilità: è solo ascoltando il corpo attentamente, e le sfumature delle nostre sensazioni ed emozioni, che possiamo sapere se i nostri pensieri – e poi i nostri comportamenti – sono allineati con quello che sentiamo e di cui abbiamo bisogno. Il corpo sa tutto. Tu lo ascolti? Se la risposta è si, lui risponde regalandoti una sensazione di benessere generale che riconoscerai. Se invece vuoi allenarti a farlo o vuoi imparare a decifrare i segnali che ti manda, fino a stare bene con le diverse parti di te e nelle tue relazioni, mi trovi qui.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.