Qualche giorno fa in un racconto ho riascoltato questa frase, che mi capita di sentire di frequente: “Sembro forte ma mi sento molto fragile e questo gli altri non lo vedono, si aspettano sempre che io me la cavi”. Questa esperienza spesso si trasforma in un circolo vizioso nel momento in cui esitiamo a chiedere aiuto, per paura di essere un disturbo per gli altri, e intanto continuiamo a nutrire silenziosamente l’aspettativa che prima o poi gli altri si accorgano di noi. Perché “certe cose non c’è bisogno di dirle!”, continui a ripeterti.

E così, mentre noi continuiamo a renderci trasparenti, loro ignari di tutto quello che succede dentro di noi, continuano ad accumulare prove del fatto che ce la caviamo bene da soli proprio perché siamo forti.

Che cos’è quindi questo se non un modo faticoso e artificioso per nascondere agli altri, e prima di tutto a noi stessi, ciò che percepiamo fragile dentro di noi? Dire agli altri di cosa abbiamo bisogno significa prendere una posizione, assumerci una responsabilità rispetto a quel bisogno.

E per farlo abbiamo bisogno di dargli importanza noi per primi.

Un altro modo, altrettanto frequente per fare i conti con la fragilità è quello di contrastarla correggendola, riempendola come fosse un vuoto da colmare di nuove competenze, per diventare più forti appunto. Hai presente quando non ti senti mai abbastanza? Ecco, tutte le tue energie sono per conquistare qualcosa che ti permetta di sentirti un giorno abbastanza te. Arriverà questo momento?
Meno spesso invece, almeno nella mia esperienza, ci insegnano a partire da quello che siamo, fragilità comprese, per diventare come vogliamo essere: grandi, felici, realizzati, forti, se necessario. Tutti siamo fragili per qualcosa, dal primo all’ultimo. Cosa possiamo fare allora? Mostrarla a noi stessi e agli altri per permetterle di diventare il nostro tratto distintivo.

Secondo me la fragilità invece chiede di essere protetta, maneggiata con cura, non corretta. Può essere valorizzata come succede ad Antonino con il suo pentolino, in un racconto delizioso che può servirti per spiegare ai più piccoli cosa fare delle nostre fragilità e imparare insieme a loro.

Per prima cosa però, prenditi un momento di calma per guardare quattr’occhi la tua fragilità e chiediti:

  • cosa mi rende vulnerabile?
  • Qual è secondo me la mia fragilità?
  • Cosa farei se non fossi fragile? Pensaci e appuntalo per tenerne traccia.

Puoi partire da qui per scoprire dei modi per utilizzare questa parte di te per esprimere la tua unicità, per scoprire nuovi modi per proteggerti come faresti con qualcuno che percepisci fragile: avvicinandoti e incuriosendoti di cosa ha bisogno.

Adesso quindi tocca a te: che rapporto hai con le tue fragilità? A che punto della vostra conoscenza siete arrivati?

Raccontamelo se ti va. Noi con il gruppo di lettura Libri chiacchiere e cioccolata, stasera ci troviamo ad approfondire questo tema grazie ad una lettura che ha lasciato un segno in ciascuno di noi. Il percorso di quest’anno sta arrivando al capolinea, ma qui trovi già il modo per metterti in lista per essere aggiornato per tempo per il nuovo gruppo dell’edizione 2019. Sarai dei nostri? Io ti aspetto!

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.

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