Regalarsi del tempo

Regalarsi del tempo

La scorsa settimana abbiamo parlato dell’utilità di riconquistare il tempo per attendere, per goderci uno spazio vuoto di tempo, in cui c’è una buona quota di cose che non dipendono da noi e che non possiamo controllare.
Oggi voglio allargare un po’ la riflessione sul tuo rapporto con il tempo e coinvolgerti in un’avventura che può aiutarti a rimetterti a tuo agio con il tuo tempo.
Forse te ne sarai accorto: la maggior parte del nostro tempo lo passiamo a prevedere qualcosa che riguarda il nostro futuro imminente, e cioè cosa dovremmo fare, oppure lo impieghiamo pensando al passato, a ciò
che avremmo potuto fare meglio ieri, a ciò che lui o lei ha fatto o detto, sempre ieri.

Orientare i pensieri in queste due direzioni – al passato o al futuro – è naturale e istintivo; ci permette di essere responsabili e riflessivi. Ma produce molto stress, perché in entrambi i casi alimentiamo una sensazione che ha a che fare o con l’attacco (cosa devo fare per risolvere la questione) o fuga (cosa devo evitare).

Vivere l’attesa

Vivere l’attesa

Molti di noi vivono perennemente in balia di un ritmo frenetico, dove le cose da fare sono più del tempo a nostra disposizione. Corriamo all’impazzata da un impegno all’altro, da un ruolo all’altro, da una pagina online alla successiva, nel tempo di un clic. E...
#dimmidite: Perché sono cosi in ansia per la mia salute?

#dimmidite: Perché sono cosi in ansia per la mia salute?

Nel post di oggi rispondo ad una domanda di Domenico che mi scrive: “Ciao Claudia. Sono tre giorni che mi sento in uno stato di confusione e di disorientamento. Mi sento sempre così e non so come uscirne. Mi assale anche la paura di avere qualche malattia. Spero mi risponderai per aiutarmi”.

Caro Domenico, avremmo bisogno di più tempo e molti più dettagli per trovare insieme il senso di questa paura che ti coglie in questo preciso periodo della tua vita. Questo, come sai, non è lo spazio di una consulenza vera e propria (che si realizza così) che ha l’obiettivo di scoprire i significati di quello che stai provando in questo momento. Però voglio dare qualche spunto a te e a tutti coloro che si sentono come te: travolti improvvisamente (o almeno così crediamo!) da un’intensa preoccupazione che si riflette anche sul corpo, con la sensazione di volerla controllare ma di non riuscirci abbastanza, nonostante si spendano energie per farlo.

Perché mi fa sentire sempre in colpa?

Perché mi fa sentire sempre in colpa?

Magari ti spendi un sacco per gli altri, provi a fare del tuo meglio per lui o per lei, ma qualcosa non va come ti
aspetti. A volte arriva la delusione silenziosa, altre volte sbotti. Poi però, basta che lui o lei ti dica qualcosa,
torni anche leggermente sui suoi passi, ed ecco che non solo pensi che la tua reazione sia stata esagerata ma ti senti anche in colpa. “Ma perché succede?” a quel punto mi chiedono.

“Lui/lei è cosi: mi fa sempre sentire in colpa!” oppure ancora “gli avevo detto così, poi però mi sono sentita in colpa e allora ho fatto colì”. Quanto tempo della tua giornata è assorbita da quel fastidioso senso di colpa per non essere stato o per non aver fatto abbastanza bene qualcosa?

Non è vero che siete troppo diversi

Non è vero che siete troppo diversi

Quante volte senti dire nelle tue giornate che due persone si separano perché troppo diversi? Quante volte senti attribuire la causa della rottura di un legame all’incompatibilità di carattere?

Ecco, questa questione dell’incompatibilità di carattere e dell’essere troppo diversi è una scorciatoia semplice per spiegare le cose, ma che a me fa riflettere sempre tanto perché mi sembra di non cogliere l’essenza della questione. Andiamo insieme un po’ più a fondo?

Ci sono due grandi idee con cui facciamo i conti quando pensiamo alla coppia:

Cosa fare quando nessuno vede la tua fragilità

Cosa fare quando nessuno vede la tua fragilità

Qualche giorno fa in un racconto ho riascoltato questa frase, che mi capita di sentire di frequente: “Sembro forte ma mi sento molto fragile e questo gli altri non lo vedono, si aspettano sempre che io me la cavi”. Questa esperienza spesso si trasforma in un circolo vizioso nel momento in cui esitiamo a chiedere aiuto, per paura di essere un disturbo per gli altri, e intanto continuiamo a nutrire silenziosamente l’aspettativa che prima o poi gli altri si accorgano di noi. Perché “certe cose non c’è bisogno di dirle!”, continui a ripeterti.

E così, mentre noi continuiamo a renderci trasparenti, loro ignari di tutto quello che succede dentro di noi, continuano ad accumulare prove del fatto che ce la caviamo bene da soli proprio perché siamo forti.

Quando non si sta bene né con il partner né senza

Quando non si sta bene né con il partner né senza

Hai presente quella canzone degli U2, che dice “I can’t live with or without you?” Non posso vivere né con te né senza di te. Bono Vox ne parla perché è una situazione piuttosto comune: so che una relazione non può funzionare ma non riesco a lasciarla/lo. Sto male, ma non riesco ad immaginarmi senza di lui o lei.

Pensiamo di avere letteralmente bisogno di lui o lei, sappiamo che molte cose sono carenti ma aspettiamo sempre un cambiamento, una risoluzione, qualcosa che non ci costringa a prendere quella decisione che non vogliamo nemmeno immaginare. Così mettiamo alla prova l’altro, con sfide crescenti: aspettiamo qualcosa che non abbiamo ancora ricevuto, nonostante i nostri sforzi.

Il potere della tristezza

Quando siamo tristi e giù di morale ci sembra un’impresa affrontare le nostre giornate. Ci sembra di dover fare lo slalom tra le emozioni e il vortice di pensieri e sentimenti sgradevoli: tristezza, vergogna, imbarazzo.

Succede così: da una parte tutto ti sembra catastrofico, dall’altra però pensi che “non puoi piangerti addosso”, “è meglio non pensarci troppo su, tutto andrà bene, distraiti, esci, non darci tanto peso e soprattutto dovresti fregartene perché le cose gravi della vita sono ben altre!”.

Lo schema, semplificando come faremmo con un bambino, è questo: cammina, se incontri qualcosa di brutto non dargli retta, cambia strada, distraiti e fai qualcos’altro. E sorridi, dai.
Il gioco di Pollyanna non è utile

Percorso individuale dal vivo: l’esperienza di Chiara

Percorso individuale dal vivo: l’esperienza di Chiara

Oggi ti racconto l’esperienza di Chiara che ha scelto di farsi aiutare intraprendendo un percorso dal vivo. Ora che siamo quasi arrivati al capolinea le ho chiesto di raccontarci com’è andata perché le storie degli altri spesso sono una fonte di ispirazione per la nostra. Ti raccontiamo questa esperienza dicendoti cosa ciascuno di noi si porta a casa da questa esperienza.

#dimmidite: Perchè la stabilità affettiva mi fa paura?

Oggi con questo post rispondo alla domanda di Paolo, 37enne che mi scrive:
“Tutti amano la stabilità nelle relazioni affettive. A me invece fa paura. Perché?”

Caro Paolo, grazie per la tua domanda. Quanto è diffusa la paura della stabilità sentimentale!

Prima di entrare nel dettaglio della tua domanda sfatiamo un mito: non tutti amano la stabilità. Ma ci sono tantissime persone che come te non la vivono come un’alternativa desiderabile, a volte per paura a volte per una preferenza consapevole. Il vivere poco serenamente questa sensazione di non amore per la stabilità spesso è dovuto ai retaggi culturali e a situazioni psicologiche specifiche. Qui mi occuperò delle seconde, ma vedrai che non potremo trascurare del tutto le prime.

Come utilizzare le critiche fra partner per avvicinarsi e non per ferirsi

Come utilizzare le critiche fra partner per avvicinarsi e non per ferirsi

Forse lo hai già sperimentato: la critica è uno dei virus che possono danneggiare e impoverire di più la relazione di coppia.

Criticarsi fra partner è un’abitudine insidiosa perché distrugge proprio quella sensazione di essere al sicuro in quella relazione: d’improvviso quando ricevi una critica lo scenario emotivo diventa intenso e ti invita a difenderti per proteggere un aspetto di te. E poi chi meglio del proprio partner sa toccare quei punti di maggiore vulnerabilità? Ecco, attacco e vulnerabilità chiamano in causa uno scenario di competizione e
difesa, e non certo di intimità e sicurezza.

Ma esiste un modo per non dare molto spazio a questi meccanismi e utilizzarli come punto di partenza
– difficile – per avvicinarsi piuttosto che allontanarsi?

Come farsi ascoltare dai figli?

Come farsi ascoltare dai figli?

“Perché mio figlio non mi ascolta?”

È una domanda che sento spesso, come sfogo esasperato da parte di genitori che parlano dei propri figli, di qualsiasi età. E che è proprio la domanda che mi ha fatto Marta, mamma di una bimba di tre anni, a cui rispondo con questo post, e che scrivendomi aggiunge: “è proprio vivace, non so proprio come fare. Le maestre a scuola ci hanno chiesto quali sono le nostre aspettative rispetto alla scuola ed io ho scritto proprio questo: che insegnino le regole perché io non riesco. Lo chiedo anche a te: perché non mi ascolta? Cosa devo fare?”

Cara Marta, rispondo a te ma anche a tutti quelli che affrontano questo stesso problema. Anch’io ho un bambino coetaneo di tua figlia, e capisco lo sconforto che come genitori ci prende in alcuni momenti educativi, in cui come adulti siamo a corto di energie. Ma questo post è l’occasione fermarsi insieme, per comprendere cosa sta succedendo. Dalla tua domanda intuisco che il tuo problema riguarda la disciplina della tua piccola, ovvero come far sì che lei obbedisca. Insieme a questa questione mi chiedi anche il perché e quindi il motivo per cui bambini e ragazzi si ribellano alle regole che gli diamo.

Altalene emotive e buoni propositi: tutti gli effetti del rientro

Altalene emotive e buoni propositi: tutti gli effetti del rientro

Dopo le vacanze, che in genere dovrebbero servire per distendersi e riposarsi, si torna armati di buoni propositi: dall’iniziare una dieta, alla decisione di iscriversi ad un nuovo corso in palestra, far decollare quel progetto rimasto lì ad aspettare.

Questi desideri che si affacciano a settembre, mese che alcuni vivono come un nuovo inizio, sono espressione del nostro bisogno di cambiamento in ciascuna delle aree che abbiamo individuato. Così puo capitare che questo desiderio di rinnovarci produca in noi un picco di entusiasmo e motivazione che ci spinge a prendere delle decisioni: evviva! Oppure al contrario, come ho già detto qui, possono affacciarsi delle emozioni amare in prossimità del rientro: la malinconia o la nostalgia per quel periodo di pausa possono affievolire l’entusiasmo per il rientro alla routine, e allo stesso tempo possono diventare la leva per mettere allo scoperto i tuoi desideri di questo momento della tua vita.

Come fare per trovare un equilibrio in questa altalena di picchi di motivazione ed entusiasmo per il desiderio di rinnovare tutto o al contrario la noia e lo sconforto per la ripresa delle nostre attività?

Concediti del tempo per leggere (e pensare)

Concediti del tempo per leggere (e pensare)

Cambiare ritmo è benefico: ci permette di riposarci, di ritrovare un tempo più lento, di portare l’atteznione su cose e dettagli che nelle corse di ogni giorno non hanno spazio.

Che sia una colazione più lenta, permettersi di indugiare al risveglio o dormire un po’ di più, o trovare finalmente il tempo per leggere quel libro lasciato nel comodino, sono tutte azioni che ci fanno recuperare energie. Ci mettono a nostro agio con una velocità diversa. E sai perchè? Perché ci sono alcune attività che possono realizzarsi solo a bassa velocità: riflettere, ascoltare, elaborare un pensiero astratto, portare attenzione volontaria ad un’esperienza, sentire (e distinguere) quello che sentiamo.

Io oggi ti parlo di lettura, una di quelle attività che richiede tempi lenti che ci fa molto bene, consigliandoti 6 letture utili per approfondire la relazione con te stesso e con gli altri.

Le vacanze che migliorano la comunicazione di coppia

Le vacanze che migliorano la comunicazione di coppia

L’estate spesso è un’occasione per riposare e per viaggiare. Qualche volta è anche momento buono per stare più a contatto con i tuoi cari, con il tuo partner e con i tuoi figli. Le ferie possono diventare un’occasione per dialogare più in profondità su alcune cose che durante la routine quotidiana non abbiamo né il tempo né le risorse per farlo, e migliorare così la comunicazione di coppia. Staccare dalla routine e trovarsi immersi in un ambiente diverso spesso ci aiuta a recuperare un po’ di energie ed equilibrio per tornare a dialogare ridonando proporzione alle tensioni accumulate durante l’anno.

Staccare la spina e rimanere connessi: si può?

Staccare la spina e rimanere connessi: si può?

Sei già in vacanza in qualche luogo magnifico? O stai aspettando con ansia quel momento? In ogni caso, questo periodo è un tempo privilegiato per fermarsi e rallentare.

Staccare la spina però non sempre coincide con riuscire a riposare davvero o a godersi la pausa.

Se siamo persone molto impegnate durante l’anno può essere davvero difficile trovarsi d’improvviso con una grande fetta di tempo libero tutto per noi. Può essere quasi disorientante e qualche volta può fare venire a galla qualche disagio. Accade anche che la testa continui ad andare a cento all’ora, o che tu ti accorga di riempire le tue giornate comunque a più non posso, impegnandoti sempre a fare qualcosa così da continuare ad imbottire anche il tempo di riposo di altre attività.

Tu ad esempio sei fra quelle persone che amano la vacanza super-organizzata o del tutto improvvisata? Deve essere piena di cose da fare e vedere o procedi all’avventura secondo lo spirito del momento?