Percorso individuale dal vivo: l’esperienza di Chiara

Percorso individuale dal vivo: l’esperienza di Chiara

Oggi ti racconto l’esperienza di Chiara che ha scelto di farsi aiutare intraprendendo un percorso dal vivo. Ora che siamo quasi arrivati al capolinea le ho chiesto di raccontarci com’è andata perché le storie degli altri spesso sono una fonte di ispirazione per la nostra. Ti raccontiamo questa esperienza dicendoti cosa ciascuno di noi si porta a casa da questa esperienza.

#dimmidite: Perchè la stabilità affettiva mi fa paura?

Oggi con questo post rispondo alla domanda di Paolo, 37enne che mi scrive:
“Tutti amano la stabilità nelle relazioni affettive. A me invece fa paura. Perché?”

Caro Paolo, grazie per la tua domanda. Quanto è diffusa la paura della stabilità sentimentale!

Prima di entrare nel dettaglio della tua domanda sfatiamo un mito: non tutti amano la stabilità. Ma ci sono tantissime persone che come te non la vivono come un’alternativa desiderabile, a volte per paura a volte per una preferenza consapevole. Il vivere poco serenamente questa sensazione di non amore per la stabilità spesso è dovuto ai retaggi culturali e a situazioni psicologiche specifiche. Qui mi occuperò delle seconde, ma vedrai che non potremo trascurare del tutto le prime.

Come utilizzare le critiche fra partner per avvicinarsi e non per ferirsi

Come utilizzare le critiche fra partner per avvicinarsi e non per ferirsi

Forse lo hai già sperimentato: la critica è uno dei virus che possono danneggiare e impoverire di più la relazione di coppia.

Criticarsi fra partner è un’abitudine insidiosa perché distrugge proprio quella sensazione di essere al sicuro in quella relazione: d’improvviso quando ricevi una critica lo scenario emotivo diventa intenso e ti invita a difenderti per proteggere un aspetto di te. E poi chi meglio del proprio partner sa toccare quei punti di maggiore vulnerabilità? Ecco, attacco e vulnerabilità chiamano in causa uno scenario di competizione e
difesa, e non certo di intimità e sicurezza.

Ma esiste un modo per non dare molto spazio a questi meccanismi e utilizzarli come punto di partenza
– difficile – per avvicinarsi piuttosto che allontanarsi?

Come farsi ascoltare dai figli?

Come farsi ascoltare dai figli?

“Perché mio figlio non mi ascolta?”

È una domanda che sento spesso, come sfogo esasperato da parte di genitori che parlano dei propri figli, di qualsiasi età. E che è proprio la domanda che mi ha fatto Marta, mamma di una bimba di tre anni, a cui rispondo con questo post, e che scrivendomi aggiunge: “è proprio vivace, non so proprio come fare. Le maestre a scuola ci hanno chiesto quali sono le nostre aspettative rispetto alla scuola ed io ho scritto proprio questo: che insegnino le regole perché io non riesco. Lo chiedo anche a te: perché non mi ascolta? Cosa devo fare?”

Cara Marta, rispondo a te ma anche a tutti quelli che affrontano questo stesso problema. Anch’io ho un bambino coetaneo di tua figlia, e capisco lo sconforto che come genitori ci prende in alcuni momenti educativi, in cui come adulti siamo a corto di energie. Ma questo post è l’occasione fermarsi insieme, per comprendere cosa sta succedendo. Dalla tua domanda intuisco che il tuo problema riguarda la disciplina della tua piccola, ovvero come far sì che lei obbedisca. Insieme a questa questione mi chiedi anche il perché e quindi il motivo per cui bambini e ragazzi si ribellano alle regole che gli diamo.

Altalene emotive e buoni propositi: tutti gli effetti del rientro

Altalene emotive e buoni propositi: tutti gli effetti del rientro

Dopo le vacanze, che in genere dovrebbero servire per distendersi e riposarsi, si torna armati di buoni propositi: dall’iniziare una dieta, alla decisione di iscriversi ad un nuovo corso in palestra, far decollare quel progetto rimasto lì ad aspettare.

Questi desideri che si affacciano a settembre, mese che alcuni vivono come un nuovo inizio, sono espressione del nostro bisogno di cambiamento in ciascuna delle aree che abbiamo individuato. Così puo capitare che questo desiderio di rinnovarci produca in noi un picco di entusiasmo e motivazione che ci spinge a prendere delle decisioni: evviva! Oppure al contrario, come ho già detto qui, possono affacciarsi delle emozioni amare in prossimità del rientro: la malinconia o la nostalgia per quel periodo di pausa possono affievolire l’entusiasmo per il rientro alla routine, e allo stesso tempo possono diventare la leva per mettere allo scoperto i tuoi desideri di questo momento della tua vita.

Come fare per trovare un equilibrio in questa altalena di picchi di motivazione ed entusiasmo per il desiderio di rinnovare tutto o al contrario la noia e lo sconforto per la ripresa delle nostre attività?

Concediti del tempo per leggere (e pensare)

Concediti del tempo per leggere (e pensare)

Cambiare ritmo è benefico: ci permette di riposarci, di ritrovare un tempo più lento, di portare l’atteznione su cose e dettagli che nelle corse di ogni giorno non hanno spazio.

Che sia una colazione più lenta, permettersi di indugiare al risveglio o dormire un po’ di più, o trovare finalmente il tempo per leggere quel libro lasciato nel comodino, sono tutte azioni che ci fanno recuperare energie. Ci mettono a nostro agio con una velocità diversa. E sai perchè? Perché ci sono alcune attività che possono realizzarsi solo a bassa velocità: riflettere, ascoltare, elaborare un pensiero astratto, portare attenzione volontaria ad un’esperienza, sentire (e distinguere) quello che sentiamo.

Io oggi ti parlo di lettura, una di quelle attività che richiede tempi lenti che ci fa molto bene, consigliandoti 6 letture utili per approfondire la relazione con te stesso e con gli altri.

Le vacanze che migliorano la comunicazione di coppia

Le vacanze che migliorano la comunicazione di coppia

L’estate spesso è un’occasione per riposare e per viaggiare. Qualche volta è anche momento buono per stare più a contatto con i tuoi cari, con il tuo partner e con i tuoi figli. Le ferie possono diventare un’occasione per dialogare più in profondità su alcune cose che durante la routine quotidiana non abbiamo né il tempo né le risorse per farlo, e migliorare così la comunicazione di coppia. Staccare dalla routine e trovarsi immersi in un ambiente diverso spesso ci aiuta a recuperare un po’ di energie ed equilibrio per tornare a dialogare ridonando proporzione alle tensioni accumulate durante l’anno.

Staccare la spina e rimanere connessi: si può?

Staccare la spina e rimanere connessi: si può?

Sei già in vacanza in qualche luogo magnifico? O stai aspettando con ansia quel momento? In ogni caso, questo periodo è un tempo privilegiato per fermarsi e rallentare.

Staccare la spina però non sempre coincide con riuscire a riposare davvero o a godersi la pausa.

Se siamo persone molto impegnate durante l’anno può essere davvero difficile trovarsi d’improvviso con una grande fetta di tempo libero tutto per noi. Può essere quasi disorientante e qualche volta può fare venire a galla qualche disagio. Accade anche che la testa continui ad andare a cento all’ora, o che tu ti accorga di riempire le tue giornate comunque a più non posso, impegnandoti sempre a fare qualcosa così da continuare ad imbottire anche il tempo di riposo di altre attività.

Tu ad esempio sei fra quelle persone che amano la vacanza super-organizzata o del tutto improvvisata? Deve essere piena di cose da fare e vedere o procedi all’avventura secondo lo spirito del momento?

Come prenderti una pausa senza sensi di colpa

Come prenderti una pausa senza sensi di colpa

Siamo quasi a metà luglio e io, da qualche anno a questa parte, in questo periodo sento proprio il bisogno
di un po’ di tempo per me, e di frenare gradualmente. Prima correvo a cento all’ora fino alla pausa nel mese di agosto e lì inchiodavo. Arrivavo sfinita e non riuscivo neanche a godermi il tanto agognato tempo per riposare.
Poi, finalmente ti concedi qualche giorno di ferie ma con la testa fai fatica a fermarti davvero, non sai proprio come prenderti una pausa. In questo post trovi qualche spunto per prepararla al meglio cosi da potertela godere senza sensi di colpa.

Concediti il lusso di una chiacchierata vera (e fai digital detox)

Concediti il lusso di una chiacchierata vera (e fai digital detox)

Siamo sempre tutti iperconnessi ai nostri smartphone e tablet: spesso sentiamo il bisogno di staccare ma
allo stesso tempo non riusciamo a farne a meno. Succede anche a te?

Magari hai finalmente un momento libero e zac, afferri il cellulare per ammazzare la noia dell’attesa. Ti connetti alla vita online per disconnettere i pensieri. E invece in realtà non succede, i pensieri corrono all’impazzata, si accavallano.

Poi incontri qualcuno per lavoro o per piacere ma ti distrai continuamente a controllare le notifiche che arrivano; oppure no, non le controlli, ma quando arrivano ad una ad una quel trillo ti distrae portandoti altrove.

Tutti gli strumenti digitali sono utilissimi. Ci rendono la vita più facile, più veloce ed efficiente ma spesso possono finire per sottrarci attenzione ed energie. E ci possono togliere quel tempo lento di cui abbiamo bisogno per vivere le relazioni. Se non sappiamo mettere i giusti paletti tra loro e la nostra vita privata possiamo finire per esserne risucchiati.

Abbiamo bisogno perciò di riacquisire una relazione consapevole con i nostri smartphone, per bilanciare le interazioni di persona (con le loro conversazioni dai tempi lenti) e le attività online.

Come e perché coltivare un sano egoismo

Come e perché coltivare un sano egoismo

A volte avere chiari i propri bisogni e dichiararlo esplicitamente quando ci rapportiamo con gli altri viene inteso come un comportamento egoistico che assume perciò un’accezione negativa in contrapposizione all’altruismo. In questo post vediamo come sia possibile trovare un equilibrio, una giusta via di mezzo in cui stare bene: esistono infatti un sano egoismo e un altruismo malato.

Le domande utili (e non) per iniziare a capire se stessi

Le domande utili (e non) per iniziare a capire se stessi

All’inizio di un percorso individuale solitamente emergono due domande che le persone si fanno le persone che vogliono far luce su alcuni passaggi della propria storia. Sono due ottime domande, solo che secondo me vengono dopo un’altra, più utile in un primo momento.

La domanda sul perché

Alcune persone all’inizio sono più interessate a scoprire il motivo di quello che stanno vivendo e il perché fa così male. È capitato qualche volta anche a te? In quel momento il detective dentro di te è a caccia del suo momento di gloria. E infatti quando indaghi sul perché inizi a cercare dei responsabili, dei colpevoli, mentre in realtà avresti bisogno di comprendere il significato che quella sensazione, quel fatto, ha per te, in quel momento. E prima ancora, hai bisogno di capire bene cosa provi. Perché puoi aver ricevuto tante buone opinioni, spiegazioni, diagnosi fatte egregiamente dal signor Google… eppure non ti senti sereno, vero?

Percorso dal vivo – l’esperienza di Isa

Percorso dal vivo – l’esperienza di Isa

Oggi ti racconto l’esperienza di Isa che ha scelto di farsi aiutare intraprendendo un percorso dal vivo. La motivazione che l’ha spinta a fissare il primo colloquio è stato il desiderio di voler essere più sicura di se stessa. Voleva lavorare sulla propria autostima.

Questa richiesta iniziale era molto generica e vaga, ma passo passo abbiamo iniziato ad esplorare cosa volesse dire per lei essere più sicura di sè e attraverso quali meccanismi se lo stava impedendo. In questo modo abbiamo capito, assieme, quale fosse l’obiettivo del suo percorso.

Sfogarsi fa bene?

Sfogarsi fa bene?

Nei giorni scorsi mi sono ritrovata spesso a riflettere sulla tendenza, diffusissima e che sicuramente hai sperimentato anche tu, di provare ad uscire da una situazione di stress o di malessere facendo cose che ci permettano di sfogarci, per allontanare i pensieri e le preoccupazioni.

“Vado a correre per scaricare un po’” – “Per fortuna sono uscito/a con X, così mi sono sfogato/a” – “Ho bisogno di un colloquio con te per sfogarmi un po’, così mi aiuti a capire”.

Ma siamo davvero come vasi che una volta colmi vanno svuotati altrimenti traboccano? Cosa succede se non reagiamo impulsivamente ogni volta che abbiamo una patata bollente di emozioni dentro di noi? Se non scappiamo da quel caos di pensieri che ci ronzano in testa, cercando di buttarli via?
Sfogarsi fa davvero bene?