Il vuoto e la pienezza che ci portiamo dentro

Il vuoto e la pienezza che ci portiamo dentro

Una cosa che sicuramente non sai di me è che ho una terribile paura del vuoto.

Quelle poche volte che sono salita in seggiovia è stata un’esperienza di piacere mista a paura che ho affrontato distraendomi per quel che si può e guardando avanti,cercando di non pensare a quanto sarebbe stato spaventoso guardare giù. Ammiro con stupore chi ha il coraggio di fare un volo in deltaplano: vorrei tanto provarlo, non te lo nascondo, ma la paura al momento è troppa per scegliere di farlo.

C’è anche un altro genere di vuoto che fa paura ed è quella sensazione di vuoto interiore.

Ci sono sensazioni scomode da abitare, da cui vorremmo rifuggire e ignorarle. Anche parlarne a volte è scomodo e quando lo facciamo è più per capire come tenere a bada quelle sensazioni, come relegarle in un angolino perché non prendano troppo spazio.

Regalarsi del tempo

Regalarsi del tempo

La scorsa settimana abbiamo parlato dell’utilità di riconquistare il tempo per attendere, per goderci uno spazio vuoto di tempo, in cui c’è una buona quota di cose che non dipendono da noi e che non possiamo controllare.
Oggi voglio allargare un po’ la riflessione sul tuo rapporto con il tempo e coinvolgerti in un’avventura che può aiutarti a rimetterti a tuo agio con il tuo tempo.
Forse te ne sarai accorto: la maggior parte del nostro tempo lo passiamo a prevedere qualcosa che riguarda il nostro futuro imminente, e cioè cosa dovremmo fare, oppure lo impieghiamo pensando al passato, a ciò
che avremmo potuto fare meglio ieri, a ciò che lui o lei ha fatto o detto, sempre ieri.

Orientare i pensieri in queste due direzioni – al passato o al futuro – è naturale e istintivo; ci permette di essere responsabili e riflessivi. Ma produce molto stress, perché in entrambi i casi alimentiamo una sensazione che ha a che fare o con l’attacco (cosa devo fare per risolvere la questione) o fuga (cosa devo evitare).

Vivere l’attesa

Vivere l’attesa

Molti di noi vivono perennemente in balia di un ritmo frenetico, dove le cose da fare sono più del tempo a nostra disposizione. Corriamo all’impazzata da un impegno all’altro, da un ruolo all’altro, da una pagina online alla successiva, nel tempo di un clic.

#dimmidite: Perché sono cosi in ansia per la mia salute?

#dimmidite: Perché sono cosi in ansia per la mia salute?

Nel post di oggi rispondo ad una domanda di Domenico che mi scrive: “Ciao Claudia. Sono tre giorni che mi sento in uno stato di confusione e di disorientamento. Mi sento sempre così e non so come uscirne. Mi assale anche la paura di avere qualche malattia. Spero mi risponderai per aiutarmi”.

Caro Domenico, avremmo bisogno di più tempo e molti più dettagli per trovare insieme il senso di questa paura che ti coglie in questo preciso periodo della tua vita. Questo, come sai, non è lo spazio di una consulenza vera e propria (che si realizza così) che ha l’obiettivo di scoprire i significati di quello che stai provando in questo momento. Però voglio dare qualche spunto a te e a tutti coloro che si sentono come te: travolti improvvisamente (o almeno così crediamo!) da un’intensa preoccupazione che si riflette anche sul corpo, con la sensazione di volerla controllare ma di non riuscirci abbastanza, nonostante si spendano energie per farlo.

Perché mi fa sentire sempre in colpa?

Perché mi fa sentire sempre in colpa?

Magari ti spendi un sacco per gli altri, provi a fare del tuo meglio per lui o per lei, ma qualcosa non va come ti
aspetti. A volte arriva la delusione silenziosa, altre volte sbotti. Poi però, basta che lui o lei ti dica qualcosa,
torni anche leggermente sui suoi passi, ed ecco che non solo pensi che la tua reazione sia stata esagerata ma ti senti anche in colpa. “Ma perché succede?” a quel punto mi chiedono.

“Lui/lei è cosi: mi fa sempre sentire in colpa!” oppure ancora “gli avevo detto così, poi però mi sono sentita in colpa e allora ho fatto colì”. Quanto tempo della tua giornata è assorbita da quel fastidioso senso di colpa per non essere stato o per non aver fatto abbastanza bene qualcosa?

Cosa fare quando nessuno vede la tua fragilità

Cosa fare quando nessuno vede la tua fragilità

Qualche giorno fa in un racconto ho riascoltato questa frase, che mi capita di sentire di frequente: “Sembro forte ma mi sento molto fragile e questo gli altri non lo vedono, si aspettano sempre che io me la cavi”. Questa esperienza spesso si trasforma in un circolo vizioso nel momento in cui esitiamo a chiedere aiuto, per paura di essere un disturbo per gli altri, e intanto continuiamo a nutrire silenziosamente l’aspettativa che prima o poi gli altri si accorgano di noi. Perché “certe cose non c’è bisogno di dirle!”, continui a ripeterti.

E così, mentre noi continuiamo a renderci trasparenti, loro ignari di tutto quello che succede dentro di noi, continuano ad accumulare prove del fatto che ce la caviamo bene da soli proprio perché siamo forti.

Quando non si sta bene né con il partner né senza

Quando non si sta bene né con il partner né senza

Hai presente quella canzone degli U2, che dice “I can’t live with or without you?” Non posso vivere né con te né senza di te. Bono Vox ne parla perché è una situazione piuttosto comune: so che una relazione non può funzionare ma non riesco a lasciarla/lo. Sto male, ma non riesco ad immaginarmi senza di lui o lei.

Pensiamo di avere letteralmente bisogno di lui o lei, sappiamo che molte cose sono carenti ma aspettiamo sempre un cambiamento, una risoluzione, qualcosa che non ci costringa a prendere quella decisione che non vogliamo nemmeno immaginare. Così mettiamo alla prova l’altro, con sfide crescenti: aspettiamo qualcosa che non abbiamo ancora ricevuto, nonostante i nostri sforzi.

#dimmidite: Perchè la stabilità affettiva mi fa paura?

Oggi con questo post rispondo alla domanda di Paolo, 37enne che mi scrive:
“Tutti amano la stabilità nelle relazioni affettive. A me invece fa paura. Perché?”

Caro Paolo, grazie per la tua domanda. Quanto è diffusa la paura della stabilità sentimentale!

Prima di entrare nel dettaglio della tua domanda sfatiamo un mito: non tutti amano la stabilità. Ma ci sono tantissime persone che come te non la vivono come un’alternativa desiderabile, a volte per paura a volte per una preferenza consapevole. Il vivere poco serenamente questa sensazione di non amore per la stabilità spesso è dovuto ai retaggi culturali e a situazioni psicologiche specifiche. Qui mi occuperò delle seconde, ma vedrai che non potremo trascurare del tutto le prime.