Staccare la spina e rimanere connessi: si può?

Staccare la spina e rimanere connessi: si può?

Sei già in vacanza in qualche luogo magnifico? O stai aspettando con ansia quel momento? In ogni caso, questo periodo è un tempo privilegiato per fermarsi e rallentare.

Staccare la spina però non sempre coincide con riuscire a riposare davvero o a godersi la pausa.

Se siamo persone molto impegnate durante l’anno può essere davvero difficile trovarsi d’improvviso con una grande fetta di tempo libero tutto per noi. Può essere quasi disorientante e qualche volta può fare venire a galla qualche disagio. Accade anche che la testa continui ad andare a cento all’ora, o che tu ti accorga di riempire le tue giornate comunque a più non posso, impegnandoti sempre a fare qualcosa così da continuare ad imbottire anche il tempo di riposo di altre attività.

Tu ad esempio sei fra quelle persone che amano la vacanza super-organizzata o del tutto improvvisata? Deve essere piena di cose da fare e vedere o procedi all’avventura secondo lo spirito del momento?

Come prenderti una pausa senza sensi di colpa

Come prenderti una pausa senza sensi di colpa

Siamo quasi a metà luglio e io, da qualche anno a questa parte, in questo periodo sento proprio il bisogno
di un po’ di tempo per me, e di frenare gradualmente. Prima correvo a cento all’ora fino alla pausa nel mese di agosto e lì inchiodavo. Arrivavo sfinita e non riuscivo neanche a godermi il tanto agognato tempo per riposare.
Poi, finalmente ti concedi qualche giorno di ferie ma con la testa fai fatica a fermarti davvero, non sai proprio come prenderti una pausa. In questo post trovi qualche spunto per prepararla al meglio cosi da potertela godere senza sensi di colpa.

Concediti il lusso di una chiacchierata vera (e fai digital detox)

Concediti il lusso di una chiacchierata vera (e fai digital detox)

Siamo sempre tutti iperconnessi ai nostri smartphone e tablet: spesso sentiamo il bisogno di staccare ma
allo stesso tempo non riusciamo a farne a meno. Succede anche a te?

Magari hai finalmente un momento libero e zac, afferri il cellulare per ammazzare la noia dell’attesa. Ti connetti alla vita online per disconnettere i pensieri. E invece in realtà non succede, i pensieri corrono all’impazzata, si accavallano.

Poi incontri qualcuno per lavoro o per piacere ma ti distrai continuamente a controllare le notifiche che arrivano; oppure no, non le controlli, ma quando arrivano ad una ad una quel trillo ti distrae portandoti altrove.

Tutti gli strumenti digitali sono utilissimi. Ci rendono la vita più facile, più veloce ed efficiente ma spesso possono finire per sottrarci attenzione ed energie. E ci possono togliere quel tempo lento di cui abbiamo bisogno per vivere le relazioni. Se non sappiamo mettere i giusti paletti tra loro e la nostra vita privata possiamo finire per esserne risucchiati.

Abbiamo bisogno perciò di riacquisire una relazione consapevole con i nostri smartphone, per bilanciare le interazioni di persona (con le loro conversazioni dai tempi lenti) e le attività online.

Come e perché coltivare un sano egoismo

Come e perché coltivare un sano egoismo

A volte avere chiari i propri bisogni e dichiararlo esplicitamente quando ci rapportiamo con gli altri viene inteso come un comportamento egoistico che assume perciò un’accezione negativa in contrapposizione all’altruismo. In questo post vediamo come sia possibile trovare un equilibrio, una giusta via di mezzo in cui stare bene: esistono infatti un sano egoismo e un altruismo malato.

Le domande utili (e non) per iniziare a capire se stessi

Le domande utili (e non) per iniziare a capire se stessi

All’inizio di un percorso individuale solitamente emergono due domande che le persone si fanno le persone che vogliono far luce su alcuni passaggi della propria storia. Sono due ottime domande, solo che secondo me vengono dopo un’altra, più utile in un primo momento.

La domanda sul perché

Alcune persone all’inizio sono più interessate a scoprire il motivo di quello che stanno vivendo e il perché fa così male. È capitato qualche volta anche a te? In quel momento il detective dentro di te è a caccia del suo momento di gloria. E infatti quando indaghi sul perché inizi a cercare dei responsabili, dei colpevoli, mentre in realtà avresti bisogno di comprendere il significato che quella sensazione, quel fatto, ha per te, in quel momento. E prima ancora, hai bisogno di capire bene cosa provi. Perché puoi aver ricevuto tante buone opinioni, spiegazioni, diagnosi fatte egregiamente dal signor Google… eppure non ti senti sereno, vero?

Percorso dal vivo – l’esperienza di Isa

Percorso dal vivo – l’esperienza di Isa

Oggi ti racconto l’esperienza di Isa che ha scelto di farsi aiutare intraprendendo un percorso dal vivo. La motivazione che l’ha spinta a fissare il primo colloquio è stato il desiderio di voler essere più sicura di se stessa. Voleva lavorare sulla propria autostima.

Questa richiesta iniziale era molto generica e vaga, ma passo passo abbiamo iniziato ad esplorare cosa volesse dire per lei essere più sicura di sè e attraverso quali meccanismi se lo stava impedendo. In questo modo abbiamo capito, assieme, quale fosse l’obiettivo del suo percorso.

Sfogarsi fa bene?

Sfogarsi fa bene?

Nei giorni scorsi mi sono ritrovata spesso a riflettere sulla tendenza, diffusissima e che sicuramente hai sperimentato anche tu, di provare ad uscire da una situazione di stress o di malessere facendo cose che ci permettano di sfogarci, per allontanare i pensieri e le preoccupazioni.

“Vado a correre per scaricare un po’” – “Per fortuna sono uscito/a con X, così mi sono sfogato/a” – “Ho bisogno di un colloquio con te per sfogarmi un po’, così mi aiuti a capire”.

Ma siamo davvero come vasi che una volta colmi vanno svuotati altrimenti traboccano? Cosa succede se non reagiamo impulsivamente ogni volta che abbiamo una patata bollente di emozioni dentro di noi? Se non scappiamo da quel caos di pensieri che ci ronzano in testa, cercando di buttarli via?
Sfogarsi fa davvero bene?

Panico vs controllo: come affrontare le emozioni

Panico vs controllo: come affrontare le emozioni

Spesso nel mio lavoro ascolto le esperienze di persone che si trovano a vivere delle emozioni sgradevoli intense e che, spinti dalla paura che questa felicità possa invalidare la loro vita chiedono aiuto.

Vivere un’esperienza di panico è molto spiacevole: ci si sente fortemente in pericolo e sopraffatti da una serie di sensazioni intense, che si vorrebbero allontanare subito e per sempre. Così la prima richiesta di aiuto di chi vive un attacco di panico è quella di voler imparare a controllare le emozioni.

Controllarle è in effetti l’esatto contrario della sopraffazione che si prova in quei momenti. Senza accorgersene però, questa persona ha già messo in atto delle strategie per tenerle a bada, e il chiedere aiuto a qualcuno è l’ultima spiaggia.

Quindi ecco la prima, grande notizia: controllare le emozioni intense come il panico non funziona.

E nel post di oggi ti aiuto a vedere quali sono le principali strategie di controllo che, spontaneamente, mettiamo in atto, così potrai riconoscerle subito in futuro. E poi ti propongo un’alternativa.