“Cambio o mi accetto come sono?”
È una domanda che mi sento fare spesso, accompagnata da: “ma fino a che punto devo cambiare?” – “Forse devo solo imparare ad accettare me stesso?” –  “Devo cambiare o devo accettarmi cosi come sono?”

Tutti noi siamo stati abituati a migliorarci, continuamente. È una lezione che ci hanno impartito ovunque. E per farlo quasi sempre ci invitavano a superare qualche nostro limite, dandoci precise indicazioni su cosa fare e come farlo. Di tanto in tanto poi arriva sempre qualche saggio consiglio che ci dice: “ti devi accettare” e allora rimaniamo sospesi tra la rassegnazione e la difficoltà del capire da dove possiamo iniziare, quando effettivamente qualcosa in noi non ci piace o ci fa soffrire.

Cosa fare in questi casi?

Oggi vorrei rispondere proprio a questa domanda, ma niente consigli teorici! Ti rispondo con una storia vera di una ragazza che ha fatto con me un percorso individuale, e che chiameremo Marta.

Marta mi ha chiesto di aiutarla per gestire un’intensa sensazione di panico che, all’improvviso, la travolgeva di tanto in tanto. Quando è arrivata da me però, combatteva questa sensazione da tanto tempo e le cose che prima facevano parte della sua routine ora erano diventate difficilissime: uscire di casa per incontrare amici o persone nuove, dormire bene di notte, vivere serenamente la relazione con il suo fidanzato. Che non capendo il problema, si limitava a tranquilizzarla e a sdrammatizzare.

Il desiderio di Marta era quindi quello di cambiare: voleva far sparire dalla sua vita quella brutta sensazione. Strada facendo, abbiamo scoperto che voleva cambiare il modo con cui affrontava le cose che le capitano durante la giornata. Abbiamo iniziato a fare luce quindi proprio sugli episodi di ansia e agitazione. Ad esempio, nello studio Marta vuole essere perfetta: pensa sempre che deve mettercela tutta, studiare moltissimo, soprattutto per non deludere i genitori.

Con Marta abbiamo iniziato a lavorare proprio da qui: dall’esplorare e comprendere cosa le succedesse dentro quando si auto-imponeva di rispettare, e se non riusciva a rispettare, questi standard elevatissimi.

Alla fine del percorso, Marta ha iniziato a comprendere e tollerare le situazioni in cui non fa le cose al massimo delle sue possibilità. Si accorge quando capita ma non è piu un problema per lei. In pratica ha iniziato a comprendere più se stessa e le sue risorse, senza fare la guerra ai suoi limiti e senza criticarsi continuamente.

Ha iniziato ad accettare di più se stessa. A cambiare, per stare meglio.

Accettare se stessi, ciò che non ci piace e ci spaventa, dunque, non significa rassegnarsi o tollerare, ma richiede un processo di cambiamento. E il primo passo è darsi il permesso di guardare in faccia problema. E questo è già un cambiamento, che parte da dentro.

Se dovessi dire qual è stato il vero cambiamento di Marta, osservandola da fuori direi questo: ha smesso di volersi cambiare a tutti i costi e ha iniziato ad accogliersi con curiosità. Di fronte ai suoi sentimenti e sensazioni oggi non accelera e non scappa: sa fermarsi ed essere comprensiva, invece di essere ipercritica e esigente con se stessa.

Anche a te è successo qualche volta di sentirti tra l’incudine e il martello e di non sapere da dove iniziare per affrontare una situazione, un problema o un atteggiamento che ti crea disagio o malessere?

Scrivimi per raccontarmelo o se vuoi trovare il bandolo della matassa puoi valutare di realizzare un colloquio con me.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.

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