Nel frastuono delle nostre giornate, mentre corriamo tra mille impegni qua e là, quasi partecipassimo a una corsa ad ostacoli, può capitare di non riuscire più a sentire quello che davvero vogliamo, quali emozioni stiamo provando o di che cosa abbiamo davvero bisogno in quel momento. Siamo così in balia delle cose da fare che perdiamo di vista quelle importanti: la routine può travolgere e ammutolire i nostri bisogni più autentici.

Non sarebbe bellissimo potersi fermare ogni tanto, durante la giornata? E, come si riaccorda uno strumento o come si cerca la propria stazione radio preferitanon sarebbe fantastico sintonizzarci su noi stessi trovando ogni volta un nuovo accordo fra testa, cuore e pancia?

Secondo me si e ogni volta che riesco a farlo ritrovo calma ed energia, anche nella giornata più caotica e impegnativa. È come se mi radicassi, se mi ri-centrassi di nuovo.

E questo non ha nulla a che vedere con il seguire il proprio istinto o il proprio intuito, secondo me. Toppo spesso sento dire “io sono molto istintiva, certe cose le sento, a pelle” e questo genera un po’ di confusione secondo me sul tema dell’agire in sintonia con se stessi. Vediamo allora di fare un po’ di chiarezza cosi da capire che cosa vuol dire ascoltarsi.

Sentire a pelle è diverso da ascoltarsi

Quando siamo istintivi, o nel migliore dei casi intuitivi (che sono cose molto diverse), ci dirigiamo verso ciò che preferiamo i quel momento perché è una fonte di piacere e spesso non siamo consapevoli di tutto il nostro panorama interiore. Scegliamo di fare una data cosa in virtù di una sensazione vaga, poggiata appunto sul sentire.

Quando ci ascoltiamo è tutto molto diverso: guardiamo il panorama interiore come esploratori che vogliono conoscere cosa c’è in quel preciso momento, e poi cerchiamo di dare un nome ai pensieri e le sensazioni; proviamo ad accoglierle, a comprenderle e impariamo confortarci. In questo caso, è lo strumento della consapevolezza che ci permette di riaccordare più aspetti della stessa esperienza: la sentiamo, la pensiamo, la comprendiamo con la pancia e anche con la testa.

E’ quello che avviene in ogni incontro di terapia ed è la cosa più bella che le persone imparano e si portano con se’ al termine dei percorsi.  

È un’abitudine da imparare e da coltivare che ci permette di guardarci dentro, vedere quello che c’è e metterlo in ordine lasciandoci guidare da quello che, di importante, osserviamo. A volte, stando li ad osservarci bene, le sensazioni e i pensieri prendono forma, trovano il loro nome. Quando ci trattiamo cosi facciamo -come dice Daniel Stern- quello che sa fare in genere una buona madre: si sintonizza con i bisogni del proprio bambino cosi da permettergli di dare un significato a quello che sta vivendo. E se lo facessimo anche noi per quel bambino dentro di noi?

Quando ci fermiamo e ci sintonizziamo su di noi, ci regaliamo questa possibilità: dare significato a ciò che viviamo e ritrovare una direzione.

Ma in pratica che significa ascoltarsi? 

Significa fermarsi e portare l’attenzione dentro, tollerando un po’ di silenzio ed un pezzetto di solitudine, per diventare consapevoli di quello che stiamo pensando e di quello che stiamo sentendo. 

Vuol dire anche imparare a concentrare la tua attenzione sul tuo corpo e, allenandoti a farlo, inizi a percepirlo non solo quando fa male, quando non funziona, è teso o contratto, ma anche quando ti racconta sensazioni piacevoli, più sottili, che percepisci dentro e fuori di te. 

Fare questo è come accendere la luce e rivolgerla verso l’interno, anziché puntarla fuori. La luce non combatte il buio o la nebbia: essendoci, permette di vedere, di riconoscere pensieri, emozioni, connessioni importanti per noi in quel momento. E, quando facciamo attenzione a quello che è più importante per noi, diamo un nome ai nostri bisogni.

E come si fa? Da dove si inizia?

Ci sono infiniti modi ed ognuno di noi ha da trovare il suo, quello più adatto a se. Ma se non sai proprio da dove iniziare, ti dico alcune cose che puoi già sperimentare per prenderti il tempo di una pausa, guardarti dentro e riaccordarti.

  1. Per prima cosa, trova del tempo. Sì, per ritrovarti serve un pochino di tempo. Anche poco, ma deve esserci. Se la tua agenda è sempre pienissima come puoi stare con te se sei sempre impegnato in mille attività? Prenditi delle pause, segna anche quelle in agenda, e rispettale. Hai preso un appuntamento con te stesso, non fare tardi e non mancarlo.Cerca di avere dei tempi morbidi nelle tue giornate e riguarda la tua agenda con una consapevolezza di priorità diversa.
  2. Poi, trova uno spazio fisico adatto a te: c’è un luogo in cui ti senti a tuo agio, che ti dà più possibilità di sentirti? Può essere una stanzetta di casa, un prato, il sentiero nel verde dietro casa o lungo il fiume… Identificalo e impegnati a ritornare lì di tanto in tanto, oppure cercare di ricreare quell’atmosfera o di vivere esperienze che hanno lo stesso sapore.
  3. Inizia a entrare in contatto: ora è il momento di aguzzare i cinque sensi, lentamente e con gentilezza. Hai del tempo per te, sei in quel posto che ti fa stare bene. Cosa vedi che ti piace e ti incuriosisce? Quale odore arriva alle tue narici? Ti piace? Ti infastidisce? Cosa puoi toccare lì vicino a te? Che sensazione ti procura? Quali suoni arrivano alle tue orecchie? E via dicendo. Puoi anche chiudere gli occhi se ti aiuta ad ascoltare e annusare meglio.
  4. Metti a fuoco con freschezza: adesso che sei in questo posto conciliante (e non distraente) con un po’ di tempo per sentire il tuo corpo, se potessi basarti solo su quello che senti adesso, nel qui e ora, con freschezza cosa faresti? C’è un’emozione che riconosci? Inizia ad ascoltarti e poni l’attenzione su quello che affiora per primo, senza lasciarti distrarre dalla mente che vaga e dai pensieri che tornano a disturbarti.
  5. Osserva quello che c’è trasformandolo in domande utili per te, non in giudizi. E’ importante fare questo perché bisogna trovare il modo per congedare, almeno in questa pausa, quella parte dentro di te che è più severa e critica. Altrimenti presentarsi all’appuntamento con un criticone diventa una tortura!

 

E adesso dimmi di te: qual è la difficoltà più grande che incontri che ti impedisce di fermarti nelle tue giornate e ascoltarti? E se ci riesci, cosa ti aiuta? Raccontamelo se ti va.

Come forse sai, ho creato per questo SINTONIA, gli audiocorsi con box per ri-accordarsi. Nascono proprio per aiutarti a fare pausa e sintonizzarti con quelle parti di te che ti piacciono meno, per ascoltarti e lasciarti guidare da alcune domande per scoprire di cosa hai bisogno adesso. Se vuoi saperne di più trovi tutto qui!

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.