Spesso ci affanniamo a essere coerenti. Cerchiamo un filo logico, una narrazione chiara e continua di ciò che siamo. Ma cosa succede quando dentro di noi emergono voci contrastanti? Quando una parte di noi desidera il cambiamento e un’altra teme di perdere il conosciuto? Quando vogliamo l’indipendenza e, allo stesso tempo, il calore di un legame stabile?
Marta ad esempio ha sempre detto di amare la tranquillità. Ha costruito una vita stabile, con abitudini rassicuranti e una routine che la fa sentire al sicuro. Eppure, ogni tanto, sente dentro di sé una spinta improvvisa: il desiderio di partire, di cambiare tutto, di rimettersi in gioco. Appena questo pensiero si affaccia, però, un’altra parte di lei lo zittisce: “Ma come? Hai sempre detto che volevi stabilità! Deciditi!”
Spesso ci sentiamo a disagio con le nostre contraddizioni. La società ci insegna che la coerenza è sinonimo di affidabilità, che cambiare idea è un segno di debolezza.
Eppure, la realtà è molto più sfumata: noi siamo molteplici. Dentro di noi convivono parti diverse, ognuna con un suo bisogno, un suo punto di vista, una sua emozione.
Quando ci sentiamo incoerenti
Luca mi racconta che ha passato dieci anni nella stessa azienda, scalando gradualmente i vari ruoli fino a diventare un punto di riferimento per il suo team. Una parte di lui ama la sicurezza dello stipendio fisso e il rispetto conquistato. Ma da mesi, alzandosi la mattina, sente un’inquietudine sottile: il richiamo di quel sogno giovanile di fare spazio ad un progetto che ha in cuore da tempo. Ogni volta che fantastica di lasciare l’ufficio per un lavoro cosi tanto diverso, una voce interiore lo richiama all’ordine: Non mettere a rischio ciò che hai costruito. E così resta sospeso, in bilico tra la voglia di esplorare e la paura di perdere.
Quante volte ci troviamo in queste tensioni interne? Quante volte ci sentiamo sbagliati perché desideriamo cose opposte?
Perché ci spaventa dar voce a tutte le nostre parti?
La coerenza è rassicurante: ci dà l’illusione di poterci definire con chiarezza, di poterci presentare agli altri senza ambiguità. Ma a che prezzo? Se scegliamo di ignorare alcune parti di noi per mantenerci fedeli a un’immagine statica, rischiamo di tradire proprio noi stessi.
Dare spazio a tutte le nostre voci non significa essere incoerenti, ma essere autentici.
La rabbia e la dolcezza, il coraggio e la paura, il desiderio di libertà e il bisogno di appartenenza: tutto convive dentro di noi. E ascoltare queste parti non vuol dire agire impulsivamente su ogni impulso, ma riconoscere che esistono e dialogare con loro.
La vera fedeltà a noi stessi
Forse la vera coerenza non sta nel rimanere fedeli a un’unica immagine di noi, ma nel fare spazio alla nostra complessità.
Possiamo cambiare idea senza perdere il nostro valore. Possiamo sentire emozioni opposte senza essere sbagliati. Possiamo accogliere la molteplicità che ci abita, senza paura.
La prossima volta che ci sentiremo combattuti tra due desideri, proviamo a fermarci e ad ascoltarli entrambi. Cosa vogliono dirci? C’è un modo per accogliere tutte le parti di te senza rinnegarne nessuna?
Forse la risposta non è nell’essere sempre uguali a noi stessi, ma nel permetterci di cambiarci rimanendo fedeli a tutto ciò che siamo.
Nel weekend intensivo di libroterapia andremo a fondo proprio su questo tema: accogliere e armonizzare le parti di noi che spesso si parlano a mezza voce. Quando queste righe arriveranno nella tua casella, sarò già alle prese con i bagagli—o forse in viaggio con il gruppo. Se ti va di seguirci da lontano, condividerò qualche appunto di viaggio e qualcosina dell’esperienza che stiamo facendo qui. Basterà ascoltare ogni mattina nelle stories il racconto della giornata precedente.


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