Ci sono lavori e compiti che più di altri ci espongono al rischio di sfinirci rispetto alle nostre risorse: sono i lavori in cui ci si prende cura di qualcuno. Quello dei genitori rientra a pieno titolo fra questi compiti che potremmo definire “a rischio di logoramento” perché ci propone più volte al giorno, tutti i giorni, di decentrarci da noi per occuparci dei nostri figli, di cui siamo responsabili.

Lo so che è poco poetico affermare che essere genitori è stressante ma di fatto lo è. E’ un compito tanto meraviglioso quanto difficile e stressante; lo è ancora di più in queste settimane di emergenza in cui la convivenza h24 ci costringe a rimanere vicini e confinati in casa, mentre ciascuno è impegnato a portare avanti i propri compiti soddisfacendo i propri bisogni.

 

Permettersi di riconoscere lo stress genitoriale

Riconoscere i momenti stressanti è utile perché, se li riconosciamo, possiamo prendercene cura evitando che lo stress arrivi a livelli di intensità tali da portare a conseguenze negative per noi, fisicamente e mentalmente. E anche per evitare che ci siano conseguenze negative nelle nostre relazioni perché, te ne sarai accorto, quando siamo stressati siamo anche molto reattivi.

Ma perché è cosi difficile accorgersi e dare valore allo stress che incontriamo come genitori? 

E’ particolarmente difficile perché essere affaticati e in difficoltà rispetto ad una relazione cosi importante per noi ci fa incontrare altre emozioni: ad esempio, ci vergogniamo per quello che proviamo, ci sentiamo in colpa, inadeguati, ci mettiamo in dubbio e temiamo di fare sempre la cosa sbagliata. Chi racconta a cuor leggero che è sfinito dal fare il papà o la mamma? Chi si concede di dire con leggerezza che vorrebbe starsene per un po’ di tempo da solo?
Io osservo che sono sentimenti sempre presenti ma che si rivelano di tanto in tanto con riserbo, sempre dopo aver ribadito all’interlocutore che stare con i propri figli è bellissimo. E’ vero. Ed è altrettanto vero che occuparsi di loro a volte è faticoso perché richiede di posporre il tempo e lo spazio per occuparci dei nostri bisogni.

 

Sono qui per occuparmi di te. E di me.

Eppure non ci sono genitori più equilibrati di quelli che sanno occuparsi dei loro figli tanto quanto di se stessi. Perché, rifornendosi di energie, sanno essere più disponibili e nutrienti per i loro figli. Quando riusciamo a farlo abbiamo energie sufficienti per occuparci al meglio di loro mostrando di saperci sintonizzare sui loro bisogni. Ma come possiamo farlo con loro se non conosciamo i nostri bisogni? come possiamo gestire le loro emozioni difficili se abbiamo poca familiarità con le nostre (o ci adoperiamo per schivarle)?

Occuparci di noi come adulti e come genitori, delle nostre fatiche e di quello che sentiamo significa creare le condizioni per accordare lo strumento con cui vogliamo educare i nostri figli, cosi da essere veramente educativi: consapevoli e a nostro agio con le nostre risorse e le nostre scelte.

 

Non ci sono esperti, non ci sono strategie

Se ci occupiamo di noi, ascoltandoci con consapevolezza, saremo noi gli esperti dei nostri figli. Impareremo a fidarci di noi e bastarci, ci manterremo aperti alle altre esperienze senza metterci sempre in dubbio sulla nostra.

Se ci occupiamo di noi, ascoltandoci, scopriamo che non ci sono esperti a cui delegare la possibilità di stabilire cosa è giusto o cosa è sbagliato fare; non andremo a caccia di suggerimenti  e strategie per gestire i loro comportamenti perché, mentre cerchiamo “le dritte che funzionano”, ci accorgiamo di alimentare quella sensazione di inadeguatezza che ci portiamo dentro.

Ascoltandoci con gentilezza, impariamo a chiedere senza sentirci inadeguati, continuiamo a sbagliare senza sentirci falliti o irrimediabilmente responsabili delle conseguenze emotive che i nostri comportamenti possono avere sui nostri figli. Impariamo ad accoglierci anche quando abbiamo reazioni esagerate o entriamo in conflitto perché sappiamo che abbiamo la possibilità di consolarci e riparare.

Quando impariamo ad ascoltarci scopriamo di essere genitori affettuosi con noi stessi, prima ancora che con i nostri figli. E a loro arriverà questa qualità d’affetto e di relazione.
Davvero è sempre utile mettere al primo posto i nostri figli o c’è anche un altro modo, responsabile, per occuparci pienamente di loro?

Con questo atteggiamento domani avvicino l’esperienza di alcuni genitori iniziando una nuova avventura per tutti coloro che si sentono messi a dura prova da questa quarantena: sarà un’occasione per ascoltarci e prenderci cura di noi, per poi prenderci cura dei nostri figli. Vuoi unirti a noi? Trovi tutti i dettagli quaggiù. Partecipare è gratuito, ed è riservato a tutti coloro iscritti alla newsletter. Sarà il nostro modo per stare a casa, facendoci casa.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.

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