Ci sono mattine in cui tutto fila liscio. E altre in cui, ancora prima del caffè, siamo già dentro a un conflitto.
Uno di quei giorni, per esempio, in cui io voglio uscire puntuale e mia figlia decide che no, oggi niente giacca.
Oppure la volta in cui, la sera prima, mio marito mi chiede un piccolo favore e il giorno dopo io me ne dimentico del tutto: lui brontola, io pure (con me stessa) per la mia mancanza. In fondo ognuno non si sente visto nella propria fatica e nel proprio bisogno.
Sono momenti comuni, eppure carichi di tensione. In quegli istanti si apre il bivio: o vinco io, o vinci tu.
E inevitabilmente qualcuno perde.
Anche in studio si affaccia spesso questa tematica.
Anna e Luca siedono uno di fronte all’altra; lei stringe un fazzoletto stropicciato, lui tamburella le dita sul bracciolo.
Lei racconta la sera precedente: dopo una giornata pesante avrebbe voluto almeno trovare il brodo pronto per la figlia, ma lui era ancora al telefono per lavoro e lei si è sentita invisibile.
Luca spiega di aver dovuto gestire un’emergenza, temendo ripercussioni: il lavoro è la sua sicurezza.
Le loro parole si increspano come onde che si scontrano. Invito entrambi a un respiro lento, poi chiedo:
«Qual è il vostro bisogno, proprio adesso? Non l’accusa all’altro: il vostro bisogno.»
Anna dice che ha bisogno di sentirsi sostenuta.
Luca sente il bisogno di non perdere la fiducia dei suoi capi.
La stanza si dilata: non è più Anna contro Luca, ma due bisogni che si guardano.
«Come potremmo trovare una soluzione in cui nessuno rinunci a ciò che conta per sé?»
Luca propone di avvisare quando il lavoro si prolunga; Anna promette di dirgli quando la giornata è davvero pesante. Non è la formula perfetta, ma è un primo passo.
Ciò che distende l’aria non è il compromesso in sé: è l’ascolto profondo che ciascuno offre al bisogno dell’altro.
Un’altra via possibile
Il metodo senza perdenti – ideato di Thomas Gordon – ci suggerisce proprio questo: non partire dal bisogno di aver ragione, ma dal prenderci cura, insieme, della relazione.
Non è una bacchetta magica e non funziona sempre al primo tentativo, ma si impara un passo alla volta.
Punto di partenza, semplice e rivoluzionario: entrambi abbiamo un bisogno legittimo da esprimere. Non è un tu contro me, è un bisogno di fronte ad un altro bisogno.
Ecco i tre passaggi chiave:
- Esprimere il proprio bisogno senza giudizio. Non accusare, non etichettare. Solo raccontare come ci sentiamo e perché.
- Ascoltare sinceramente l’altro.
Qual è il suo bisogno? Cosa sta cercando di ottenere con quel comportamento? - Cercare insieme una soluzione creativa.
Una proposta che non sacrifichi nessuno. Che tenga conto di entrambi. Che faccia sentire visti e rispettati.
Il conflitto non è il problema
I conflitti, di per sé, non sono il problema; conta come li attraversiamo. Quando lo facciamo senza vincitori né vinti, qualcosa cambia – nelle relazioni, a casa, a lavoro, dentro di noi.
Questa settimana prova a intercettare un piccolo conflitto e a chiederti: di cosa ho davvero bisogno? E di cosa potrebbe avere bisogno l’altro?


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