L’altro giorno sono entrata in punta di piedi in una storia nuova: nei primi colloqui le persone non sanno mai da dove partire per raccontarsi e cominciano da ciò che viene a galla per prima, ma poi, le storie si richiamano l’una all’altra e, insieme, cominciamo ad osservare dei temi ricorrenti, che si condensano a volte intorno ad alcune parole o ad alcuni ritornelli di comportamenti.

Questa volta il ritornello che risulta faticoso per l’uomo che ho di fronte è accorgersi che “non mi sento appagato e soddisfatto né quando sto da solo perché mi manca qualcosa -e tra l’altro ho dei pensieri che non mi fanno stare bene-, né quando sto in una relazione affettiva perché poi, finiscono tutte allo stesso modo. Ad un certo punto succede qualcosa e me ne vado. Non riesco a capire perché”.

L’intimità con l’altro e l’intimità con noi stessi

Il vicolo cieco in cui si trova incagliata questa persona e, in cui spesso ci possiamo trovare anche noi, è proprio quello di essere a disagio sia quando siamo in compagnia di noi stessi, sia quando siamo in compagnia dell’altro: siamo in difficoltà in relazione e ci ritiriamo, siamo soli e ci manca qualcosa, quasi quasi vorremmo una relazione.

A volte rimaniamo impantanati tra il desiderio d’intimità con l’altro e il desiderio d’intimità con noi stessi, da cui non possiamo prescindere. E può succedere che rimaniamo combattuti tra i due bisogni e oscilliamo tra l’uno e l’altro, un po’ alla cieca, assecondando l’urgenza di ciò che sentiamo. Perché tutti noi desideriamo vicinanza e intimità – con l’altro, ma anche con noi stessi- ma la verità è che ne siamo anche molto spaventati.

Avere paura dell’intimità affettiva nelle relazioni di coppia è molto frequente e non lo trovo neanche strano perché rappresenta un grado di vicinanza che sperimentiamo un po’ rischiosa: ci espone all’altro – e a noi stessi- nelle nostre vulnerabilità. E a qualche livello, un po’ tutti, ci vergogniamo. E poi anche perché temiamo che l’intimità con l’altro minacci il senso di individualità, di libertà. Ti è mai capitato? A me si.

 

Va bene una relazione affettiva ma se perdo libertà e autonomia?

Il desiderio di calore e di vicinanza va bene, purché non entri in conflitto, dentro di noi, con l’altro bisogno, altrettanto legittimo, di libertà, indipendenza, esplorazione.
Se le due cose entrano in collisione e siamo in difficoltà con la vicinanza, ci adoperiamo per trovare una soluzione confortevole: possiamo optare per relazioni a breve termine o con più partner, o per relazioni intime e intense ma solo per poco tempo (perché quando le cose si fanno più intense, succede qualcosa dentro di noi e andiamo via). Oppure ci concediamo relazioni durature ma solo alla condizione di poterle controllare e gestire per mantenerci al sicuro.

Una cosa è certa: se temiamo la vicinanza è perché ci siamo scottati all’interno di una relazione in cui ci siamo sentiti soffocati dall’amore o vincolati dal legame. Cosi, conserviamo dentro di noi una traccia di quell’esperienza per cui temiamo che la vicinanza con l’altro può diventare una minaccia alla nostra identità.

 

Isolarsi come reazione o come scelta

Cosi, isolarci e metterci a distanza dall’altro può diventare un modo per ripristinare un po’ d’equilibrio, per rassicurarsi rispetto al fatto che, nonostante la vicinanza, non ci dissolviamo dentro una relazione.

Ci sono tanti modi, più o meno consapevoli, per farlo: mettersi a distanza fisica allontanandosi per un po’ (anche geograficamente), anteporre altri impegni (una montagna di lavoro, una lunga lista di passioni, reclamare un po’ di spazio solo per se stessi), fare il broncio, fare baruffa, ritirarsi silenziosamente (in modo freddo o collerico).

Non mi riferisco in questo caso al desiderio coltivare il proprio spazio e nutrire la relazione con se stessi ma al fatto di reagire, di difenderci rispetto a qualcosa che sorge, improvvisamente e fastidiosamente, all’interno della relazione con l’altro. Quel qualcosa che spesso non riusciamo a definire,una sorta di sensazione senza parole che ci fa ritrarre. Un timore che, quando trova le parole, si esprime cosi:

Se mi lego posso perdere la mia libertà e la mia indipendenza, ed io non lo voglio/ Se stiamo troppo vicini, ho paura di perdere la mia identità. Per questo ho bisogno di stare un po’ di tempo da solo./ Se il legame diventa serio ho paura di sentirmi soffocato e inghiottito da questa relazione,/ Io non voglio un legame pieno di obblighi. Voglio sentirmi libero!/ E se mi lego tanto e poi l’altro se ne va o ci lasciamo?

 

Trovare una rassicurazione stabile

La paura è sempre valida e svanisce in presenza di qualcuno che sappia rassicurarci. È la stessa presenza che spesso ci fa sentire al sicuro dal pericolo.

Ma il dilemma di questa paura dell’intimità di cui stiamo parlando è che ci spaventiamo mentre siamo in relazione e cosi ci isoliamo. Ma quando siamo soli con noi stessi incontriamo altre cose sgradevoli che ci possono fare paura e rimaniamo soli, senza nessuno che sappia rassicurarci. Senza essere capaci di rassicurare noi stessi.

L’intimità con noi stessi è questo in fondo: la possibilità di essere presenti per noi quando siamo in difficoltà (e non solo), per riconoscere quello che ci sta succedendo imparando a confortarci e rassicurarci. È imparare quell’attitudine a farci casa dentro di noi cosi da poter ospitare l’altro, scegliendo di volta in volta la vicinanza che desideriamo.

Se vuoi approfondire questo argomento e procurarti qualche momento per nutrire l’intimità con te cosi da vederci più chiaro, ti aspetto a bordo di Sintonia. Parliamone (per capirci meglio) ti aiuterà a fare luce sui ritornelli sgradevoli nelle tue relazioni mentre ti avvicini a te, per scoprire cosa ti succede dentro. Fino al 15 febbraio c’è lo sconto con il codice riaccordiamoci!

 

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.