Trovare la giusta distanza nelle relazioni è un’impresa. E poi, come capiamo qual è davvero la giusta distanza nelle nostre relazioni? In generale, lo sentiamo perchè è quell’esperienza di vicinanza che ci permette di procurarci allo stesso tempo sia calore e sicurezza, sia libertà. Ne ho già parlato in questo post, oggi invece voglio approfondire perché è cosi importante tutelare il nostro spazio nella relazione con l’altro cosi da iniziare a farlo.

Ma prima facciamo un passettino indietro: da cosa possiamo accorgerci che abbiamo bisogno di mettere dei paletti chiari tra noi e l’altro? 

Ne abbiamo bisogno se ci sentiamo spesso non rispettati, invasi, invisibili, incapaci di dire quello che pensiamo o di cui abbiamo bisogno, o se talvolta ci sentiamo costretti ad adattarci alle condizioni dettate dall’altro. Quando facciamo queste esperienze, in genere, sperimentiamo rabbia, stizza o fastidio. Dove si rivolgono queste emozioni: verso di te o verso l’altro? Pensaci. In ogni caso, queste emozioni sono un buon campanello d’allarme che ti segnala il disagio che avverti per il fatto che l’altro ha superato un confine. Una linea invisibile fra voi.

 

Confini troppo permeabili o rigidi

Le invisibili linee di confine nelle nostre relazioni a volte sono troppo permeabili, altre volte diventano troppo rigide. Nel primo caso, quando abbiamo dei confini troppo permeabili, trattiamo noi stessi come un territorio prateria: nessuna protezione per stare in intimità con noi stessi e con gli altri. Ci risulta difficile dire no, ritirarci nei nostri spazi senza sentirci in colpa, dedicare del tempo solo a noi stessi senza viverlo come un atto di egoismo. Nel secondo caso, quando i nostri confini sono troppo rigidi, rimaniamo trincerati e confinati dai nostri stessi bisogni. Ci risulta difficile fare spazio ai bisogni degli altri perché ci sembra di rinunciare ai nostri.

In entrambi i casi è utile allenarci a sentire, nel corpo e nella mente, il nostro personale limite rispetto al bisogno di ritirarci dalla relazione in un posto protetto. Quando lo riconosciamo possiamo occuparcene mettendo un buon confine anziché eccedere in uno dei due eccessi di cui abbiamo appena parlato.

 

Lasciarsi invadere e sentirsi infastiditi

Spesso ci sentiamo infastiditi o soffocati dai comportamenti dell’altro e ci impediamo di segnalare il nostro fastidio. Ma di chi è la responsabilità di questo disagio? Dell’altro, certo. Ma soprattutto nostra: affinché l’altro possa invadere il nostro spazio, occorre che noi gliene diamo la possibilità.

In altre parole, se l’altro è responsabile di essere invadente, la nostra responsabilità è quella di tutelarci proteggendo i nostri confini.

Immaginati come una casa con attorno una recinzione: i confini che metti non sono muri per lasciar fuori gli altri ma limiti che ti permettono di proteggere la tua zona riservata: dicono bene all’altro dove sei o dove possono trovarti. Allo stesso modo, i confini che mettiamo nelle relazioni possono aiutarci a lasciar fuori i comportamenti degli altri che riteniamo inaccettabili o non sostenibili per noi e ci permettono di aprirci rispettando i nostri bisogni, i nostri valori, le nostre risorse.

Grazie alla nostra recinzione siamo ben visibili per i passanti. Se facciamo presente i nostri confini, gli altri ci vedono cosi come siamo: sapranno fin dove possono spingersi perché abbiamo comunicato esplicitamente quello che ci piace, quello che possiamo fare e che possiamo essere. I nostri bisogni.

Spesso però non riusciamo a mettere questa sana distanza nelle relazioni perché facciamo i conti con alcuni timori. Ad esempio, la paura che l’altro si arrabbi, che si interrompa la relazione, il timore di essere fraintesi o visti in un modo che non ci piace. Cosi, ci blocchiamo e ci impediamo di far diventare il nostro spazio un posto in cui possiamo sentirci liberi e a nostro agio con ciò che sentiamo e di cui abbiamo bisogno.

 

Cosa vuol dire mettere confini in una relazione?

Mettere confini significa riconoscersi il diritto di avere alcuni bisogni che talvolta non coincidono con i desideri dell’altro. A volte, significa imparare a distinguere ciò che vogliamo noi per noi stessi, da ciò che gli altri vogliono da noi. E rinunciare al bisogno di approvazione esterna per scegliere di rimanere fedeli a noi.

Se ti trovi in questa esperienza, da cosa puoi iniziare? Da qui:

  1. Impara a riconoscere e a dare valore al tuo spazio personale. Affinché gli altri sappiamo come avvicinarti e rispettarti è importante che tu per prima conosca i tuoi confini. Presta attenzione alle tue reazioni emotive: come ti senti quando l’altro ti cerca ripetutamente mentre ti sei ritirato nella tua stanza a finire quel lavoro? Se ti senti a disagio, infastidito, arrabbiato, deluso dopo un comportamento fai attenzione a quali sono le parole o gli atteggiamenti dell’altra persona che innescano queste reazioni e lasciati la possibilità di cogliere il significato che ha per te l’esperienza di non essere visto e rispettato, in relazione alla tua storia.
  2. Fai sapere agli altri cosa è importante per te (il tuo pensiero, quello che senti, quale comportamento ti fa stare bene e quando ti senti a disagio, i tuoi bisogni anche se sono diversi da quelli dell’altro). Perché, se lasci la casa senza alcuno steccato, hai anche tu una quota di responsabilità.

 

E tu quali difficoltà incontri per mantenere la giusta distanza nelle tue relazioni? Raccontamela se ti va. E se vuoi approfondire puoi iniziare a ritagliarti un po di tempo per te: per ascoltarti e dare valore ai tuoi bisogni.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.

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