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La prima cosa che mi colpisce quando ascolto una storia nuova sono le parole che le persone scelgono per raccontare se stesse. A volte sono vocaboli che arrivano dal loro lavoro, altre intercalari o modi di dire che vengono anche dal passato, dalla casa in cui sono cresciuti, altre volte sono termini che mostrano il proprio modo di trattarsi e di considerarsi. E, devo ammetterlo, spesso non sono gentili.

Tu hai mai osservato come parli a te stesso? Facci caso: sei gentile e incoraggiante o sei duro e svalutante? E rispondi in modo schietto a questa domanda: ti sceglieresti come amico per te stesso?
Riflettere su questo punto è importante: se sei tu per primo a trattarti male e a non darti il giusto valore, lo comunicherai anche alle persone che ti circondano. E ti tratteranno di conseguenza, perché li autorizzi inconsapevolmente a farlo.

Il modo con cui pensiamo e parliamo a noi stessi non è sempre tutta farina del nostro sacco: possiamo averlo ereditato da tutto quello che, nel tempo, le persone con cui siamo entrati in relazione ci hanno trasmesso, e dalla visione che ci siamo creati interpretando il loro sguardo, le loro parole, i modi.  Ora quell’immagine però potrebbe essere datata e non corrispondere più a chi siamo noi, davvero, oggi.

Ti senti proprio così? Allora ti propongo di iniziare ad ascoltare con un po’ di attenzione le vocine dentro di te, con cui parli ogni giorno e:

  1. Prova a riconoscere che cosa ti stai dicendo: come ti bacchetti più frequentemente? Quali doveri ti imponi? Cosa ti dici se non ti adegui ai tuoi standard? Ricorda che non dovresti dire a te stesso quello che non diresti al tuo migliore amico.
  2. Inizia ad incuriosirti a queste parole pe scoprire dove hai imparato a trattarti e a pensarti cosi. Le idee che abbiamo su di noi le impariamo nelle nostre relazioni. Prova a chiederti: questa vocina che sento nella testa a chi appartiene? È la mia o mi ricorda qualcosa? A chi mi assomiglia?

Se l’esercizio all’inizio ti sembra difficile, va tutto bene: non è facile portare a galla queste informazioni sul nostro modo stare con noi stessi.

Non è questione di “pensare positivo” o ripetere frasette diverse

A questo punto, spesso di pensa che la questione si può risolvere, e che potremo cambiare, pensando e ripetendoci delle cose diverse. E’ un pensiero un po’ ingenuo secondo me e rischia di diventare l’ennesima istruzione che diamo a noi stessi, l’obbligo di fare un certa cosa o di essere in un determinato modo. Senza volerlo potremmo far crescere quell’aspetto di noi che tende sempre ad autocriticarsi e subito dopo a correggersi.

Le radici dell’autocritica e della severità

In fondo l’autocritica è una modo di parlare a noi stessi -con una lingua che abbiamo imparato in qualche relazione- per assicurarci di essere accettati da più persone possibile e per preveniregiocando d’anticipo, le critiche che gli altri potrebbero muoverci. Come a dire: prima che lo fai tu, ci penso io! In una logica bambina, cerchiamo disconferme ma la fregatura è che gli altri molto spesso a quel punto non si esimono dal ruolo di critici, anzi si sentono autorizzati. Nel bene e nel male: correggendo, mostrando aspetti migliorabili, oppure fornendo lodi (che sono sempre valutazioni anche se di segno positivo) che non verranno mai raccolte.

Criticare per motivare, per spronare, come si suol dire, sembra essere uno stile educativo molto incoraggiato o quantomeno è culturalmente tollerato. Ma non funziona. O meglio ci aiuta ad imparare che andiamo bene come persone quando facciamo bene una data cosa. E su questa confusione interna, di sentire, nascono molte difficoltà.

Quando diventiamo più clementi con noi stessi

Cambiamo davvero quando inizia a modificarsi dentro di noi quel modo di parlare a noi stessi, perché è cambiato il nostro sentire, la nostra postura emotiva rispetto alle esperienze che facciamo nel mondo.

Cambiamo quando cominciamo ad ascoltarci ed osservarci come farebbe un genitore amorevole e gentile che ha l’obiettivo di comprendere prima che di giudicare. ,E’ una possibilità che possiamo darci sempre, che possiamo imparare ad ogni età, ogni giorno. Guardarci dentro, con un’indole curiosa per imparare a essere più clemente con noi stessi, a fidarci di quello che sappiamo e di quello che gli altri a noi vicini ci rimandano.

Tu vali e puoi farti valere

Un audiocorso con box per entrare in sintonia con quella parte di te che non si sente mai abbastanza efficace nelle relazioni con gli altri, quella parte dentro di te che tace sempre e invece vorrebbe imparare a farsi avanti e farsi valere.

Puoi prenderti il tempo per farlo: su SINTONIA, trovi un intero audiocorso per far luce sul tuo modo di parlare fra te e te, sulla “postura emotiva” nei confronti degli altri, sulla possibilità che hai di incoraggiarti con gentilezza e darti il giusto valore nella relazione con gli altri. Dai, io ti aspetto e se hai qualche altra domanda, sono qui.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.