C’è una cosa che impariamo man mano che diventiamo grandi e che ci allontana dal vivere le esperienze genuinamente come fanno i bambini: imparare a prevedere quello che riguarda noi o gli altri, aspettarci delle cose rispetto a quello che facciamo, prefissarci degli obiettivi, organizzare, monitorare, pianificare, fare in modo che tutto fili liscio secondo i nostri piani e le nostre aspettative. Sono ottime abilità certo, che ci rendono possibile portare avanti molti compiti e responsabilità della vita adulta.

Ma a volte il meccanismo si inceppa e questo modo di funzionare si cronicizza un po’, diventiamo rigidi e intransigenti con noi, irritabili con gli altri quando rispondono in modo differente a ciò che ci aspettiamo o desideriamo.

Poi, come se non bastasse, scambiamo questa esperienza con l’essere deboli o inadeguati, continuando a darci la responsabilità di ciò che non va. Certo essere cosi organizzati e pianificati è un atteggiamento molto rinforzato socialmente: in genere ci permette di ricevere apprezzamenti e ammirazione per la nostra efficienza. Quindi quando ci sembra di perdere questo controllo, possiamo persino andare in crisi e chiedere aiuto per diventare ancora più forti e competenti in quest’arte del fare andare le cose lisce; le nostre richieste in quei momenti suonano più o meno così: come posso fare per non andare in tilt, essere più focalizzata e fare in modo che questa tale cosa vada bene? A volte, questa tensione si rivolge verso le nostre relazioni: come faccio a fargli capire che non deve fare cosi? cosa posso fare per evitare che soffra cosi?

Ecco, sarebbe bello credere che c’è ancora qualcosa che possiamo fare. Ma tutta questa tensione per tenere tutto sotto controllo è un’illusione, che non funziona proprio perché è alimentata da un pensiero seducente: se faccio così, le cose andranno colì. Matematico.

Ci sono cose che non si possono controllare

Sarà una banalità ricordarlo, ma non è così. Purtroppo, e forse per fortuna. Non possiamo controllare tutto anche se ci piacerebbe, e a qualche livello ci sembra utile.

Facciamo qualche esempio su cosa non puoi proprio controllare?

  • Non possiamo controllare quello che sentiamo, possiamo scegliere se ascoltarle oppure no ma le emozioni –piacevoli e spiacevoli- sorgono dentro di noi, senza avvisarci, abitano il corpo, poi fluiscono. Non è che se pensi positivo o agli scenari rasserenanti la paura o la rabbia non ti farà più visita, no. Anche i pensieri non si possono controllare: arrivano senza il tuo permesso e tu puoi scegliere cosa farne, come utilizzarli.
  • Non possiamo controllare l’effetto del nostro comportamento sugli altri né il comportamento degli altri. Con la logica puoi presumibilmente prevedere che se dai uno schiaffo l’altro reagirà arrabbiandosi o protestando ma è una previsione; la risposta dell’altro rimane imponderabile e sua. Racconta di lui o di lei e non di te stesso.

Quando ci accorgiamo con estrema evidenza di questa cruda realtà?

Ci sono degli eventi della vita che ci fanno perdere il controllo e che proprio per questo si offrono come uno squarcio, che ci permettono di conoscere chi siamo, chi è chi ci sta vicino: innamorarci, avere un figlio, vivere l’esperienza della morte o della separazione, vivere l’esperienza di una malattia. Sono eventi straordinari che toccano intensamente le nostre corde emotive, che chiamano in causa i nostri valori (cosa pensiamo sulla vita, la morte, il senso di queste due, come si cresce felici ecc…).

Perché è utile riconoscere di non avere il controllo su tutto

Non avere il controllo in queste esperienze ci permette di comprendere che esiste un’alternativa:
riconoscere quello che sentiamo, darci il permesso di sentirlo, prendere consapevolezza su ciò che crediamo, sui nostri valori e sulla nostra direzione nella vita. Quindi è utile prendere consapevolezza di non avere il controllo su tutto. E, al contrario di quello che tendiamo a pensare, non ci fa sprofondare in una vita sregolata e caotica, ma ci permette di ancorarci a ciò che è vero adesso.

Comprendere di non avere il controllo non significa perdere il controllo: sono due cose diverse.

E adesso tocca a te: quante energie spendi ogni giorno per inquadrare le cose nelle tue giornate? Cosa o chi ti impegni a controllare maggiormente? La riuscita degli eventi, il tempo, la reazione del tuo partner? Pensaci e prova a visualizzare con un’immagine cosa temi possa accadere.

E se ti accorgi che è davvero troppa l’energia che spendi in questa direzione e troppo spesso ti senti impotente, inadeguato e sfiancato, fermati un attimo ad osservare cosa sta succedendo. E se hai bisogno, sono qui, possiamo scoprire insieme delle alternative. Dal vivo o su skype.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.