Quando soffriamo o quando qualcosa turba il nostro equilibrio, la prima cosa che facciamo è quella di attivarci per cercare delle soluzioni. A volte ci adoperiamo per chiedere aiuto, a volte cerchiamo di trovare autonomamente una via di fuga dal problema. È una reazione che ci permette di metterci in salvo e proteggerci quando qualcosa minaccia il nostro equilibrio, e la potremmo sintetizzare cosi: attaccare oppure fuggire.

Cerchiamo soluzioni e indicazioni perché le risposte ci piacciono: ci permettono di ritrovare le certezze che vacillano, per definizione, nei momenti di dubbio e difficoltà.

Diversi mesi fa ho assistito ad una riunione, nella scuola di mio figlio di tutti noi genitori con una pedagogista, un’esperta, dicevano tutti. Era una bella occasione per confrontarsi e portarsi a casa qualcosa che, quando sei immerso e coinvolto nella routine con tuo figlio, sfugge. Sono rimasta colpita dal tipo di domande; in aula circolava una ricerca spasmodica di soluzioni per ogni questione: come farli addormentare, cosa fare quando fanno i capricci, quando punire e come punire. E l’esperta, probabilmente per confermare il suo ruolo, rispondeva raccontando come faceva lei con i suoi figli e i suoi nipoti.

Sono andata via dall’incontro con delle informazioni in più sull’esperta e sulla sua relazione con i suoi figli e i suoi nipoti. Ma non ho conosciuto di più niente della relazione con mio figlio.

Mi sono chiesta e ti chiedo: quali risposte ci aiutano davvero? E dove è utile cercare le risposte?

 

L’altro e il punto di vista esterno

Spesso pensiamo di avere bisogno di un punto di vista esterno per chiarirci e e sentirci compresi, invece secondo me, il più delle volte, abbiamo bisogno di ritrovare un punto di vista interno alla nostra esperienza. Anche attraverso l’altro.

Raramente abbiamo bisogno delle risposte dell’altro perchè le risposte sono dei punti di arrivo di un’esperienza. E, siccome ogni esperienza è unica, il nostro interlocutore ha fatto un viaggio diverso: diverso il punto di partenza, il contesto, i protagonisti e diverso sarà il punto di arrivo e cioè le risposte o soluzioni che ha trovato e funzionano per lui.

Quando affidiamo all’altro il compito di fornirci delle risposte, le sue risposte, gli affidiamo la responsabilità di scegliere per noi: cosa è meglio, di cosa abbiamo bisogno. Ed ogni volta, facciamo crescere il nostro senso di incompetenza e il potere dell’esperto. Noi quindi diventiamo dipendenti da quel sostegno.

L’altro invece ci aiuta davvero se ci permette di fare spazio alle nostre domande e se, attraverso le sue domande, ci aiuta ad ampliare la prospettiva. Ci fornisce un grande aiuto se ci aiuta a cucire i i significati di quello che stiamo vivendo. Ci è utile se ci regala le domande che si è fatto anche lui affinché noi troviamo le nostre risposte. Se l’altro assume questo ruolo con noi, ci sentiamo compresi, ci sentiamo visti. E iniziamo a vederci e comprenderci, a nostra volta.

 

Un posto calmo in cui consultarci

Per questo lo psicoterapia non è il posto in cui si trovano le risposte del terapeuta; è piuttosto uno spazio e un tempo in cui possiamo fermarci, imparare a calmarci e trovare le energie per fare ordine ed esplorare le domande.

E’ il posto in cui impariamo a guadagnare quel punto di vista interno per scoprire “cosa sento rispetto a questa cosa?” e “perché mi arrabbio cosi tanto quando mio marito fa questa cosa?”. E, ascoltandoci, impariamo a riflettere su quello che succede intorno a noi e soprattutto dentro di noi. E, quando impariamo a credere e confidare in quello che sentiamo, diventiamo autonomi. Di fatto, cambiamo e diventiamo più competenti perché siamo riusciti a guardarci con quello sguardo comprensivo che cercavamo fuori.

Da questa convinzione profonda, quella che le domande siano più generative delle risposte, mi è nata l’idea di creare un podcast per condividere alcune delle domande che mi faccio, alcune risposte che trovato per me ed altre che sto ancora cercando. Lo faccio, superando tutte le remore, perché penso che ci fa sempre tanto bene condividere le domande più che cercare affannosamente le risposte giuste. Arriva la prossima settimana e si chiama CUORI GENTILI E RIBELLI perchè per giocare con i punti interrogativi bisogna essere coraggiosi e ribelli ma per non torturarsi bisogna essere pazienti e gentili. Se sei iscritto alla newsletter, sarai fra i primi a poterlo ascoltare. Ti aspetto, con tutte le tue domande.

 

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.