Non so quando nasce di preciso l’aspettativa e il desiderio che l’altro ci capisca perfettamente ma deve essere cosi precoce da non ricordarci esattamente il momento. Da bambini abbiamo il privilegio di delegare questo compito agli adulti che si prendono cura di noi e, se siamo fortunati, se la maggioranza delle volte intuiscono i nostri bisogni, tutto fila liscio: ci sentiamo al sicuro, compresi e amati.

Da grandi le cose cambiano e si complicano ma dentro di noi spesso rimane intatto quel desiderio di essere intuiti ancor prima di aver proferito parola. Nelle relazioni affettive è ancora più evidente: perché proprio lui/lei che mi conosce cosi tanto non riesce a capirmi? Ormai dovrebbe sapere che cosa mi rende felice/ mi fa arrabbiare/ mi stressa e cosa no!

Spesso vorremmo essere intuiti e non parliamo, altre volte parliamo ma non ci capiamo perché le parole non servono a spiegarci. Ma perché entriamo in questo corto circuito nel territorio dell’amore e delle relazioni intime? Che cosa vorremmo che l’altro comprendesse esattamente? che cosa ci sfugge dell’altro?

Capire con la testa non basta

Alcuni di noi hanno bisogno di capire con la testa, prima di tutto. Cosi, in presenza del corto circuito, quando non ci capiamo cerchiamo una comprensione logica dell’esperienza: di quello che sta dicendo l’altro, del motivo per cui agisce cosi ecc… E’ un modo di mantenere un certo controllo, proprio quando qualcosa sfugge. Ma quello che non riusciamo ad afferrare spesso non ha a che fare con la logica ma con la comprensione emotiva, di me e dell’altro: facci caso, la comunicazione diventa difficile quando qualche emozione non viene rispettata e cosi finisce per interferire.

Non sempre siamo disponibili a comprenderci ma quando abbiamo abbastanza risorse per portare l’attenzione sulle emozioni e sappiamo decifrarle ritroviamo anche la logica, la ragionevolezza di quello che avviene quando proprio non ci capiamo.

Le emozioni sono porte: rispetta la chiusura, entra, aspetta e chiedi permesso

Se non abbiamo familiarità con alcune emozioni possiamo viverle come delle sabbie mobili che ci fanno perdere aderenza al terreno, quello della logica. Ma nelle relazioni, soprattutto quelle intime, le emozioni secondo me sono come porte: possono interferire e separarci o possono permettere l’apertura e lo scambio. Non sempre siamo disponibili a comunicare e rimaniamo separati dalla porta, ognuno nella propria stanza. Ma se impariamo a decifrare le emozioni e i cartelli appesi su ciascuna porta possiamo imparare a rispettare le porte chiuse (da noi o dall’altro), quelle aperte per stare vicini e a  rallentare di fronte a quelle semichiuse e ambigue che non comunicano chiaramente né apertura né chiusura, le più complicate. Vediamo cosa fare con le emozioni per far si che non interferiscano.

Iniziamo dalle situazioni più favorevoli. Quando siamo aperti all’altro e ci mostriamo disponibili a condividere quello che stiamo vivendo tutto fluisce bene: ci mettiamo in relazione ed è più facile comprendere e sentirsi compresi anche quando quello che ci comunichiamo è spiacevole: porta aperta. Puoi entrare, possiamo condividere.

Quando invece siamo spaventati per qualcosa ad esempio, non siamo molto disponibili ad ascoltare e comunicare scambiandoci informazioni su quello che sta avvenendo a me e a te, adesso. La paura è un’emozione che solitamente ci spinge a chiuderci e a sollevare delle barriere difensive: è una porta chiusa. Chiudiamo la porta e rimaniamo barricati dentro la stanza a guardare il film delle nostre esperienze precedenti, delle nostre paure e reazioni. Cosa fare di fronte ad un partner che presenta una porta chiusa? fermarsi, rispettare la chiusura dell’altro.

Poi, ci sono porte semichiuse, ambigue ovvero le emozioni che non sono chiare né a noi, né all’altro. Quando siamo di fronte ad una porta semichiusa è come essere davanti ad un semaforo giallo: ognuno interpreta la situazione secondo i propri schemi più familiari; c’è chi fa prevalere il segnale di apertura e varca la soglia (“io lo so che sei arrabbiato perché…”), c’è chi si ferma e non entra per non essere invadente (vedo il muso e mi ritiro perché mi sento rifiutato). Sono reazioni emotive (fermarci o avvicinarci) legate alla nostra storia e alle nostre esperienze di fronte all’ambiguità, all’incertezza.

Quante volte, mentre comunichiamo siamo  in contatto con un sacco di cose e di emozioni non ancora chiare, non ancora certe? E cosa fare quando siamo di fronte all’incertezza (di ciò che sento io e che sente l’altro) e non ci capiamo? Rallentare e fare ancora più attenzione a quello che sta succedendo: l’altro, con questa emozione che sta sperimentando, esprime più chiusura o più apertura? Di fronte ad una porta semichiusa in genere aspettiamo, bussiamo, chiediamo il permesso di entrare. Può valere la stessa cosa anche nelle relazioni intime quando siamo impantanati nell’incomprensione: aspettare e mostrare attenzione per quello che sta facendo l’altro ci permette di valutare ancora meglio se è il momento adatto per incontrarsi oppure no. Ma che significa concretamente questo nella comunicazione? Può significare mettere in atto gesti semplici: ascoltare e basta o manifestare comprensione chiedendo “forse non è il momento giusto? ne parliamo in un altro momento?” , a volte basta poco per dare all’altro il permesso di proteggersi ritirandosi o di aprirsi spiegandosi meglio.

Capirsi non significa ritrovare l’accordo

Adesso, a dirla cosi, questa cosa delle porte e delle emozioni che interferiscono o avvicinano a seconda di quanto siamo disponibili ad ascoltarle, ad ascoltarci, potrebbe sembrare un gioco facile: basta capire di che porta si tratta e ritroviamo la sintonia, iniziamo a capirci. E invece facile non è. Perché capirsi non significa essere d’accordo, andare d’accordo o stabilire chi ha più ragione ma essere disponibili ad entrare in contatto con l’altro cosi com’è oggi. E ascoltare che effetto mi fa.

E adesso, dimmi di te: in quali situazioni o esperienze incontri la sensazione di non essere capito/a? Raccontami se ti va. E se vuoi approfondire questo tema, ho realizzato un audiocorso con box proprio su questo: si chiama Parliamone (per capirci meglio) e lo trovi qui. Se invece desideri un confronto a quattr’occhi mi trovi sempre qui.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.

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