Sono tornata da pochi giorni dalla montagna: l’ho scoperta da grande ed è stato subito amore. È senz’altro il posto in cui mi riconcilio di più e recupero energie: c’è abbastanza silenzio per ascoltare i rumori di dentro e conversare con i miei pensieri, e ci sono abbastanza stimoli nella natura per scoprire ad ogni passo cose nuove. Cosi, la parte più logica di me che ama mettere in ordine le cose e quella più curiosa e creativa trovano un accordo.

L’estate in genere è il momento più propizio per fermarci un po’ e riposare concedendoci tempi più lenti per recuperare energie. Ma sarebbe un peccato pensare che le pause siano momenti straordinari realizzabili solo in alcuni momenti dell’anno e in precise condizioni di tempo dettate dalle nostre agende!

Spesso pensiamo alla pausa come una vacanza che ci possiamo accordare dopo tanto lavoro o come quel tempo che ci concediamo fra un’attività e l’altra davanti ad un caffè. Ma fare pausa secondo me non è solo questo, è un’arte che dovremmo imparare ad includere nella nostra routine.

La pausa caffè o la vacanza sono solo alcune possibilità di decomprimerci dalla fatica, riempiendo il tempo di altre attività utili, nutrienti, rilassanti. Invece fare pausa è anche la possibilità che ci diamo di non-fare, un’attitudine a concederci un po’ di vuoto anche mentre portiamo avanti le nostre attività, ogni giorno.

Quante volte ci succede che, quando ci fermiamo, abbiamo la sensazione di perdere tempo? Quante volte ci sentiamo quasi a disagio senza le nostre attività di routine a farci compagnia? Talvolta, spogliarci dei nostri ruoli e delle nostre attività familiari ci fa sentire come se fossimo nudi e impreparati alle cose nuove e inaspettate che si presentano fuori dai nostri programmi. In altri momenti invece, durante le soste incontriamo il senso di colpa (sono qui a chiacchierare e invece dovrei essere con mio figlio!). Così, adoperarci a fare, rimanendo in un moto perenne di azioni o anche solo di pensieri, ci sembra un’ottima strategia per addormentare sia il senso di colpa, sia il desiderio di avere tutto sotto controllo.

 

Da fuori a dentro

Fare pausa invece è quell’abitudine a fermarci e portare la nostra attenzione da fuori a dentro di noi.

Abbiamo sempre la sensazione di non avere abbastanza tempo per concederci di fare pausa ma il permesso di fermarci è raramente questione di tempo; è piuttosto un modo diverso di utilizzare il nostro tempo, con consapevolezza: ad esempio, in uno spazio di respiro di 3 minuti ritorniamo presenti a noi stessi e guadagniamo consapevolezza. E, nella mia esperienza, a volte guadagniamo anche tempo: affiorano le intuizioni, rispondiamo con più precisione ai nostri bisogni, facciamo ordine tra le priorità, ritorniamo lucidi. Come dice Jon Kabat Zinn,

“Per andare al sodo: anche se ci lamentiamo di non avere mai abbastanza tempo, può darsi che in realtà abbiamo paura di averne a disposizione. Forse abbiamo paura di quello che potrebbe accadere se non lo riempissimo, se smettessimo di interromperci e ci limitassimo a installarci nel presente, anche solo per pochi attimi”

E poi, per fare pausa non serve neanche cambiare luogo ma rientrare nel nostro corpo e accorgerci che è una casa dove avvengono tante cose che lasciano traccia, un posto da abitare e a cui possiamo tornare per riposare.

Per questo, possiamo fare pausa durante le attività della nostra giornata; è un atteggiamento che ci permette di uscire dal pilota automatico per ascoltare la vita che accade dal vivo, per la prima volta, proprio in questo momento. Quando ci riusciamo, osserviamo quello che ci succede con la mente del principiante: cosa c’è qui? Cosa sento con i miei cinque sensi? A volte basta lo spazio di respiro di pochi minuti per chiudere gli occhi e guardarci dentro chiedendoci: dov’è la mia attenzione adesso? Ed ogni volta che lo vogliamo, possiamo dirci: torno qui, torno da me.

 

La posizione della calma

Qualche settimana fa in un incontro di gruppo a cui ho partecipato ci hanno chiesto di presentarci dicendo ciascuno quale qualità sentiva di avere e che voleva mettere a disposizione degli altri; io ho detto la concretezza perché la parte più logica di me, sempre lei, pensava fosse la cosa che in quel momento emergeva di più. Mi ha sorpreso invece scoprire quale fosse secondo le altre partecipanti il dono che mettevo a disposizione: la calma, dicevano. È sempre un regalo poter cucire la visione che abbiamo di noi e quella che gli altri ci restituiscono momento per momento. Cosi, ho continuato a pensarci su perché io in quel momento mi percepivo come un mare mosso in cui si increspano le onde; tuttavia mi sono riconosciuta, questo si, nell’abitudine a riconquistarmi la calma dandomi la possibilità di andare ad esplorare il fondale.

Quando ci concediamo questo genere di pausa nelle nostre giornate, riconquistiamo la posizione interiore della calma; andiamo sotto i cavalloni agitati e ritroviamo il modo per guardare e ascoltare i fondali. Ci diamo la possibilità di scoprire cosa accade dentro. Il nostro panorama interiore non è sempre primaverile e soleggiato ma accettare di vederlo così com’è ci permette ogni volta di scegliere qualcosina fra le cose che possiamo fare. E questo ci restituisce un po’ di libertà e di padronanza, non di controllo.

E mentre siamo in relazione con gli altri, cosa significa fare pausa?

Anche quando siamo con gli altri possiamo praticare pausa in ogni momento: ad esempio prima di parlare, mentre conversiamo o dopo averlo fatto. Lo facciamo quando rinunciamo a reagire, quando facciamo un passo indietro, mentalmente, per uscire da quell’impetuoso coinvolgimento che possiamo avere nei confronti di un’emozione o di un pensiero.

Le nostre risposte reattive, quelle abituali e automatiche in genere sono connesse più al passato che al presente ed è per questo che tendono a replicare vecchi ritornelli dentro le nostre relazioni.

Forse, tutto quello che possiamo fare mentre torniamo a riabbracciare le nostre attività è chiederci: posso darmi il permesso di fare pausa e non-fare? cosa posso fare concretamente, adesso, per mettermi in pausa?

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.

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