C’è una cosa che mi succede spesso con la mia vicina di casa, una signora anziana che quando le chiedo come sta mi risponde con un lungo elenco di malesseri; se io provo a sostare ed ascoltare i suoi racconti e le sue emozioni, quei disagi sembrano ingigantirsi e diventare nel corso della conversazione via via più drammatici. Cosi ho capito che con lei funziona spostare dolcemente l’attenzione su altro perché il suo vero bisogno è procurarsi un po’ di compagnia e vicinanza. Le sue emozioni non vanno confortate ma contenute.

A volte succede anche con i bambini: magari ci indaffariamo ad ascoltare le loro proteste ma questo sembra non funzionare, anzi in alcuni momenti il volume delle emozioni sembra aumentare, anziché ridimensionarsi. Altre volte succede con noi stessi: ristagniamo cosi tanto in quello che sentiamo da rimanerne sopraffatti.

Quando consolare e quando contenere

Abbiamo bisogno sia di imparare a consolare e confortarci quando le cose non vanno proprio come vorremmo e allo stesso tempo di imparare a contenere la portata di quello che sentiamo, quando ci accorgiamo che la nostra reattività ci fa entrare in uno scenario intenso e per cosi dire drammatico, molto velocemente.

Ascoltare le emozioni -le nostre e quelle degli altri- non significa accoglierle sempre e arrenderci al loro manifestarsi. Significa invece saper distinguere cosa consolare e cosa è necessario contenere, perché riacquisti proporzione. Quando ci riusciamo, ci sottraiamo alla nostra reattività e diventiamo capaci di scegliere dove dirigere le nostre risorse.

Accogliere i racconti sfortunati della mia vicina e rispecchiare la sua tristezza ad esempio non è utile perché, se lo facessi sempre, le insegnerei ad estorcere attenzioni attraverso la sua malattia. Confortare ed assecondare le proteste di un bambino che è confuso rispetto a quello che vuole attraverso molte domande e parole, amplifica il suo caos emotivo perché la nostra attenzione non va verso il suo bisogno autentico ma, al contrario, amplifica la sua difficoltà. Lo stesso vale nella relazione con noi stessi: possiamo imparare ad accogliere e osservare quello che sentiamo, senza reprimerlo e senza pretendere da noi stessi di agire subito per rimuovere la spiacevolezza di quello che sentiamo.

Si tratta di allenarci a dirigere l’attenzione con gentilezza tenendo insieme il rispetto per quello che sentiamo e la capacità di lasciare andare. Come dice Pema Chodron,

“La meditazione ci insegna a lasciare andare. Questo è un aspetto molto importante dell’amichevolezza: esercitarci per riuscire sempre meglio a dire che sarà mai. […]  In generale la specie umana tende a fare di ogni cosa un dramma. I nostri problemi sono un grosso problema. Quindi dobbiamo fare spazio alla possibilità di accogliere degnamente le cose, senza al contempo trasformarle in un problema. […] Non si tratta di sminuire le cose, ma neppure di farne un dramma, una terza guerra mondiale personale. Mantenere un equilibrio tra questi due principi di non sentirci più cosi sopraffatti, cosi claustrofobici” *

Da cosa possiamo riconoscere che abbiamo fatto quello che serviva?

A volte i genitori che mi chiedono come gestire le emozioni intense dei propri figli mi dicono che non sanno mai cosa è più giusto fare. Per fortuna, non ci sono regole ma, se rimaniamo in contatto con la nostra esperienza, c’è un modo di verificare se abbiamo fatto quello che serviva: quando offriamo conforto e contenimento al momento opportuno, le emozioni non ristagnano ma acquistano proporzione. Diventano più sostenibili, anche se spiacevoli. E noi sentiamo di poter procedere senza lasciare strascichi.

Come allenarci ad ascoltare le emozioni?

Per iniziare ad acquisire questa saggezza interna cosi da distinguere quando abbiamo bisogno di conforto e quando di contenimento possiamo allenarci ad ascoltare le nostre emozioni, senza sfogarle e senza reprimerle. Possiamo farlo insieme attraverso una pratica di consapevolezza: trovi la mia voce a guidarti qui. E se vuoi farlo durante un’intera giornata, in gruppo, immersi nella natura, ti aspetto qui il 5 Settembre.

 

* Pema Chodron, “Come meditare. Guida pratica per fare amicizia con la propria mente“, Terra Nuova Edizioni

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.