Perché ci isoliamo proprio quando stiamo male

da | Mar 27, 2026 | Faccio fatica nelle relazioni | 0 commenti

L’altro giorno stavo scambiando due parole con una persona, una di quelle conversazioni che capitano al volo, senza un contesto preciso. A un certo punto mi dice: Io esco solo se sono in vena. Lo dice così, con naturalezza, come fosse ovvio. Poi aggiunge: Quando sono giù preferisco non incontrare nessuno. Non mi va di rovinare la serata agli altri. Annuisco. Ma dentro quella frase resta lì.

E mi tornano in mente espressioni che ho sentito tante volte. L’altro giorno, ad esempio, Marta mi raccontava che avrebbe voluto partecipare a una serata con degli amici. Aveva deciso di andare, poi, all’ultimo momento, ha rinunciato. Non me la sentivo, mi ha detto. Cosi scrive al gruppo: “Ragazze, io passo stasera. Non sono dell’umore”, invia. Poi si sfila le scarpe e resta li con quella sensazione che è un misto tra sollievo e qualcosa che assomiglia alla solitudine.

Perché in realtà non è che non volesse uscire. Voleva. Ma non così.

Alessandro invece è da tanto tempo che proprio non ha voglia di incontrare nessuno. Rimanda sempre, sposta. Agli altri dice che con gli orari di lavoro è davvero difficile per lui. Poi, la scorsa settimana, dopo diversi rinvii, accetta. Una birra veloce con un amico. Si incontrano, ridono, parlano. A vedermi da fuori, -mi dice- sembravo l’anima della festa. Fa battute, alleggerisce. Funziona. Ma dentro, no.

La parte che resta fuori

Dentro è come se una parte di lui non potesse uscire. Quella stanca, quella un po’ spenta, quella che non ha niente di interessante da dire. Quella che, se la guarda bene, non gli piace nemmeno tanto.

E forse è qui che qualcosa si stringe. Perché non è solo che non vogliamo mostrare agli altri come stiamo davvero. È che facciamo fatica a stare noi, per primi, con quella parte. Allora impariamo a fare una cosa molto sottile: la lasciamo a casa. Usciamo con la versione che funziona. Quella più leggera, più piacevole, più accettabile. E quando non abbiamo le energie per sostenerla, scegliamo di non esserci.

Proprio quando ne abbiamo più bisogno

E così succede che restiamo soli proprio nei momenti in cui avremmo più bisogno di qualcuno. Non perché gli altri non ci vogliano, ma perché noi non ci permettiamo di arrivare così come siamo. Forse allora la domanda non è: Perché non ho voglia di vedere nessuno? ma Quale parte di me non riesco a portare con me, quando esco?

Perché esporsi davvero allo sguardo dell’altro non significa solo farsi vedere. Significa lasciare che qualcuno incontri anche quello che in noi è più fragile, meno riuscito, meno amabile ai nostri stessi occhi. E lì sotto, spesso, ci sono paure molto antiche.

Che quella parte non venga capita, che venga giudicata, che sia troppo. O, a volte, che sia semplicemente poco, che non basti. Allora selezioniamo. Mostriamo ciò che pensiamo possa essere accolto.  E piano piano, senza accorgercene, non portiamo più noi interi nelle relazioni. Portiamo versioni di noi, pezzetti di noi.

Anche così

Ma l’intimità non nasce lì. Non nasce quando siamo al top. Nasce quando qualcuno può incontrarci anche mentre siamo stanchi, confusi, un po’ in disordine. E resta.

Forse è questo che ci trattiene davvero: non solo la paura degli altri, ma la paura di vedere, riflessa nei loro occhi, una parte di noi che facciamo fatica ad amare. Allora la soglia diventa questa: posso restare visibile anche quando non mi piaccio del tutto?

Non è una cosa che si forza. Forse possiamo iniziare così: con una frase piccola, senza spiegare troppo. E vedere cosa succede. A volte scopriamo che è proprio lì, in quella versione meno sistemata, che l’incontro diventa più vero.

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Chi sono

Sono Claudia Mandarà

Psicologa delle relazioni interpersonali. 
Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico. Scopri come posso aiutarti con un mio percorso o un corso.

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