Avere posti a cui tornare: il bisogno di appartenenza

da | Mag 15, 2026 | Faccio fatica nelle relazioni | 0 commenti

In questi giorni ripenso spesso ai racconti di una mia giovane paziente. Sta attraversando un lutto delicato e mentre ne parla, tornano continuamente i suoi amici. Quelli che passano a prenderla, quelli che si fermano sotto casa, quelli che riempiono il silenzio senza dover dire per forza la cosa giusta. Quelli che si presentano.

La ascolto e sento una specie di nostalgia. Forse persino una piccola invidia. Perché c’è un’età in cui l’appartenenza sembra più spontanea.

Le compagnie che si vedono quasi ogni giorno, le serate improvvisate, le persone che sanno già tutto senza bisogno di spiegare troppo. Le vite che ancora si intrecciano naturalmente, prima che il lavoro, le città cambiate, i figli, gli orari impossibili e la stanchezza sparpaglino tutti in direzioni diverse.

Poi si cresce e senza quasi accorgercene diventiamo adulti con molti contatti, qualche messaggio lasciato in sospeso e sempre meno luoghi in cui tornare davvero.

Non è solo questione di avere amici oppure no, è che da adulti l’appartenenza diventa più fragile. Perché richiede tempo ripetuto, presenza, frequentazione.

Eppure credo che una parte di noi continui a desiderarlo profondamente. Non solo di essere amati, ma anche essere attesi, riconosciuti. Desideriamo avere posti in cui tornare senza dover ogni volta ricominciare da capo: dove qualcuno ti apre la porta, c’è un gesto che si ripete, non devi spiegare troppo.

A volte è una stanza, a volte un gruppo. A volte qualcuno che ha imparato a conoscerti un giorno alla volta.

Forse è anche per questo che certi spazi ci fanno così bene: i gruppi che lentamente diventano familiari, le librerie in cui si torna, le persone incontrate più volte. I rituali piccoli ma ripetuti. Le stanze -fisiche o simboliche- in cui smettiamo piano di sentirci estranei. Non soltanto per ciò che facciamo insieme, ma per quella sensazione sottile che nasce quando qualcuno ci riconosce e sembra dirci: ah, sei anche tu qui.

Forse avere un posto a cui tornare significa proprio questo: sapere che, da qualche parte, non siamo soltanto di passaggio.

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Chi sono

Sono Claudia Mandarà

Psicologa delle relazioni interpersonali. 
Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico. Scopri come posso aiutarti con un mio percorso o un corso.

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