Ci sono esperienze nella vita che si presentano come il mare in tempesta: tutto agitato, con onde fortissime e continue che creano confusione.

In quei momenti ascoltarsi fa paura perché non sai cosa potrebbe succedere dopo la tempesta. Ci sarà davvero la quiete?

Qualche volta sono esperienze improvvise o inaspettate, altre volte siamo noi impreparati a fronteggiare questi stravolgimenti. A volte è come se non avessimo il vocabolario per dare un nome a quello che ci succede dentro, e per dare un senso a quello che ci accade facciamo inabissare i fatti in un oceano di ragionamenti.

Ti è mai capitato, dopo aver vissuto qualcosa di intenso, di rimanere a rimuginare per ore e ore alla ricerca di spiegazioni adatte a capire “perché è successo” o “perché l’ha fatto”?

Tutto questo ragionare e ripensare non fa altro che intorbidire ancora di più le acque.

Quando il mare è in tempesta, occorre andare un po’ in profondità per ritrovare la calma. Devi riuscire a dare un nome a ciò che senti, e utilizzarlo come una bussola per orientarti verso ciò che desideri.

Detto così sembra molto facile, ma lo so che non lo è. Perché sentire le nostre sensazioni e le nostre emozioni a volte fa paura. Qualche volta abbiamo paura di sapere. Nascondiamo la rabbia perché cosi evitiamo di fare i conti con un eventuale conflitto che porterebbe –nelle nostre fantasie!- al deterioramento o alla perdita di un rapporto. Oppure evitiamo di sentire la paura per non incontrare la sensazione di sentirci inadeguati, o di vergognarci…

Ma quali sono le conseguenze di tutto questo “far finta di niente”?

1 Alimenta la probabilità che si realizzino le esperienze temute. Ignorare o trattenere la rabbia, ad esempio, è un ottimo modo per predisporsi a un evento improvviso e farsi trovare impreparati così tanto da essere letteralmente travolti da questa emozione; ignorare o censurare la paura può esporci a un terrore ingestibile, o meglio che noi pensiamo di non saper affrontare.

2 La comparsa di sintomi: possiamo camuffare con le parole tutto quello che sentiamo. Possiamo cercare di mentire a noi stessi se ci serve, certo. Ma il nostro corpo registra tutto e, quando lo ascoltiamo, ci fornisce tutte le informazioni su ciò che proviamo e su come stiamo. E se non lo ascoltiamo? Trova il modo di farsi sentire più forte. Come? Attraverso segnali che, a quel punto, non possiamo ignorare: i sintomi.

3 Evitare di dirci la verità dandoci la possibilità di sentire altre emozioni, più nascoste e più pericolose per noi. Per esempio, posso fare in modo di censurare ogni sensazione di rabbia per proteggermi da un’altra emozione più pericolosa per me: la tristezza (se mi arrabbio l’altro soffre e se ne va). Dirsi la verità – anche se può sembrare doloroso – è sempre più liberatorio e sano. Perché se dai a tutto il nome giusto, puoi trovare la “cura” più adatta per te.

Ok. E allora cosa fare?

Trova il modo per calmare le acque e incuriosisciti a esplorare con tranquillità le tue emozioni.

Puoi iniziare da qui, facendoti alcune domande:

1. qual è l’emozione che ha meno diritto di circolare nelle mie giornate? Quale emozione è un ospite sgradito in genere?

2. qual è la circostanza in cui sperimenti più frequentemente quest’emozione? Per quali motivi preferiresti non provarla?

3. Quali sensazioni provi a livello fisico? Quali pensieri l’accompagnano?

Può darsi che sia difficile trovare una risposta a ciascuna di queste domande, ma non preoccuparti: allenandoti puoi imparare a starti vicino con più consapevolezza. Io sto già pensando ad un modo per allenarci insieme, con un gioco collettivo: ti piacerebbe? Allora tieni d’occhio i prossimi post, e la prossima newsletter perché c’è una sorpresa in arrivo!

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.