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Perché ogni occasione è buona per ritrovare la sintonia con noi stessi e con chi amiamo, figuriamoci S. Valentino e S. Faustino!

Per alcuni di noi ricevere può essere difficile. Magari è preferibile darsi generosamente e smodatamente agli altri piuttosto che prendersi il lusso di chiedere e aprirsi a ricevere. A volte persino ricevere un complimento può essere difficile, tanto da fare scattare quell’istintiva reazione a ridimensionarlo. E ricevere attenzioni? E chiedere un abbraccio dandosi la possibilità di assaporarlo?

E’ anche un’eredità culturale che ci portiamo dietro: forse siamo cresciuti con l’idea che amare significa dare, che chiedere equivalga a pretendere, che chi ci ama dovrebbe dare spontaneamente e che, chiedere cose che hanno a che fare con l’affetto, sminuisca il valore dei gesti ricevuti perché non sarebbero sinceri (e sarebbe anche da egoisti). Quali di questi messaggi è più familiare per te? Qualcuno di questi ti accompagna fedelmente da quando sei bambino?

Nelle relazioni più significative, in quelle di coppia, spesso diventa più facile focalizzarci a dare, ad essere per l’altro (un bravo compagno, un buon genitore ecc..). L’attitudine a ricevere e a chiedere quello che desideriamo ricevere, rimane sullo sfondo, come fosse una cosa disdicevole per chi ama. Il punto è che imparare a chiedere e stare a proprio agio nella posizione di ricevente è altrettanto importante per l’equilibrio di una relazione d’amore. Sia per stabilire una buona reciprocità, sia per fa si che ognuno mantenga una buona sintonia con se stesso e i propri bisogni, prima che con l’altro.

Il rischio, altrimenti, è che a lungo andare, focalizzandoci sull’altro e sul dare, diventiamo ciechi su di noi e sempre più desiderosi di essere saziati dall’intuito dell’altro. Se mi ama davvero dovrebbe capire che cosa mi piace, no? No, ma questa è un’altra storia di cui parlo a fondo qui, perché la responsabilità di farci vedere e definirci nelle nostre relazioni è sempre nostra, anche di fronte a chi ci ama e ci conosce molto bene. Sta di fatto che chiedere esplicitamente, a chiare lettere, è difficile: richiede un grado di apertura che non sempre sentiamo di poterci permettere.

Amare non significa dare ma essere aperti

Non lo dico io, lo dice Lowen in uno dei suoi testi più illuminanti che si intitola “La paura di vivere”. E’ un’affermazione illuminante secondo me perché ci permette di dirci la verità su una questione: per ricevere bisogna aprirsi a chiedere ed accettare di essere bambini vulnerabili e cioè darci il permesso di sentire di cosa abbiamo bisogno e rimanere nell’incertezza della risposta.

Quando diamo ci sentiamo forti, indipendenti e spesso autosufficienti (io non ho bisogno, sono forte, ce la faccio, mi arrangio); quando chiediamo ci sentiamo vulnerabili e in balia della risposta dell’altro. Siamo proiettati sull’altro, in attesa della sua risposta perché spesso è difficile stare con la domanda e sentire cosa smuove dentro di noi (ho bisogno? ho desiderio? quali esperienze ho accumulato sulle risposte da parte degli altri? cosa succeda dentro di me, cosa sento, se l’altro non accoglie la mia richiesta?).

Amare significa rimanere aperti e in contatto con noi stessi prima di tutto. La vicinanza con l’altro e il sentirci visti è una conseguenza.

Il desiderio di essere visti e l’istinto di renderci trasparenti

Forse dovremmo imparare a fare pace con due aspetti della realtà, entrambi veri: desideriamo essere visti e desideriamo nasconderci ed essere trovati, scoperti e intuiti all’improvviso. Ogni tanto, può capitarci anche da grandi, di giocare a nascondino e di aspettare che sia l’altro a scoprire dove siamo esattamente, cosa sentiamo e di cosa abbiamo bisogno. A volte, ci lasciamo prendere la mano, e diventiamo abili a renderci inosservati e addirittura trasparenti. La fregatura è che, accanto a questo, rimane presente ed intatto, da qualche parte dentro di noi anche il desiderio e la paura -che vanno sempre a braccetto- di essere visti e conosciuti. E di essere intimi con l’altro.

Come trovare un equilibrio fra questi due bisogni?

Imparando ad accoglierli entrambi e prendendoci cura di ognuno. Puoi iniziare coltivando queste domande: cosa posso fare per essere visto da me prima ancora che lo facciano le persone che amo? quali attenzioni posso procurarmi come un genitore amorevole? Sono consapevole del mio desiderio di mostrarmi ed essere visto, in alcuni momenti? e di quello di nascondermi? Posso tollerare che il mio partner desideri nascondersi, ritirarsi?

Ci vuole un po’ di tempo per stare con queste domande e un po’ di pazienza per coltivarle. E ci vuole anche qualche esperienza, che possiamo procurarci in qualsiasi momento, per imparare che essere forti non ha niente a che vedere con l’essere autosufficienti e che chiedere e ricevere non significa rimanere in balia dell’altro e perdere il controllo. Per scoprire -o riscoprire- dentro di noi che c’è un modo sano di dipendere e che abbiamo sempre un desiderio o un bisogno da far presente a qualcuno. Il mondo è un posto pieno di persone e occasioni nutrienti in cui possiamo saziarci e sperimentare un modo di stare insieme davvero intimo. O per accomodarci imparando a sostenerci e consolarci.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.