Oggi rispondo ad una domanda di Marina che mi chiede: “È possibile tornare a fidarsi di una persona (del mio compagno) dopo un tradimento?”. Questa domanda ci aiuta perciò ad approfondire un tema spinoso e doloroso: la fiducia dopo il tradimento e in particolare come e da dove ripartire dopo questa esperienza. 

Potremmo disquisire per ore su cosa significhi davvero tradire e quali comportamenti definiscono l’infedeltà nella relazione di coppia (basta chattare? è rilevante o irrilevante perché vi è solo una dimensione sessuale? è rilevante o irrilevante perchè consiste solo in un coinvolgimento emotivo?) ma tralasciamo questo aspetto in questo momento. Su una cosa però possiamo convenire tutti: il tradimento è una violazione della fiducia, del patto implicito ed esplicito fra i due partner. Per questo, ripartire dopo un tradimento significa fare i conti con la nostra capacità di fidarsi, di noi stessi e della nostra capacità di valutare e accorgerci della realtà. E anche dell’altro, ovviamente.

Marina chiede: è possibile ricostruire la fiducia? La risposta breve a questa domanda è: non lo so, dipende. Dipende dai contorni dell’esperienza, dalle caratteristiche della trama della relazione, dalle risorse che i due partner sono disposti a mettere in campo per risanare l’esperienza dolorosa.

La domanda di fondo però sembra essere un’altra: come si fa a ricostruire la fiducia?

Osservando le storie dolorose di chi ha vissuto questa esperienza ed ha scelto di farsi aiutare a dissipare la matassa, ci sono dei presupposti e delle condizioni necessarie per risanare la ferita. Ne ho individuato tre, li vediamo insieme?

 

1) Comprendere l’esperienza andando oltre la questione morale

La prima cosa utile è esplorare l’esperienza del tradimento, lasciando da parte le scorciatoie morali: non tutti i tradimenti raccontano lo stesso disagio e lo stesso bisogno. Ognuno, in un modo doloroso, parla di specifiche emozioni sia nella prospettiva del tradito che del fedifrago. L’istinto sarebbe quello di agire e intervenire di fronte a quello che è avvenuto ma non si può decidere cosa fare senza aver compreso – insieme, se possibile – che cosa è avvenuto. Riconoscere ed esprimere le emozioni che questo evento comporta, assumersene la responsabilità, significa per ciascuno dei due partner poter dichiarare l’interesse a far luce su un momento difficile e anche sull’intera relazione. Il messaggio è: se sono qui a parlarne, se ti dico che mi sento in colpa, geloso, che ho desiderio di vendetta oppure mi sono sentito rifiutato, è perchè da qualche parte di me, sei importante. Questo non significa fare spazio alla narrazione dei dettagli dell’esperienza come quasi sempre si è tentati a pensare ma esplorare l’essenziale: i significati, le emozioni e le motivazioni legate al tradire o all’essere traditi. Comprendere cosa è avvenuto è importante per digerire l’esperienza al di là di quello che sceglieremo di fare.

 

2) Le prove d’amore non costruiscono la fiducia

Per generare un nuovo senso di fiducia non abbiamo bisogno tanto di prove d’amore ma di saper mantenere l’attenzione e il ricordo della ferita, con un atteggiamento di cura. In genere pensiamo che il compito della riparazione spetti al traditore che, attraverso le sue prove d’amore, debba appunto dimostrare di meritarsi nuova fiducia. Il punto è che le prove non sono mai abbastanza perchè, come vedremo, chi è stato tradito non si fida neanche più di se stesso, della sua capacità di saper valutare bene la realtà.

Riparare la ferita è un compito di entrambi i partner che possono scegliere di collaborare, facendo ciascuno cose diverse. È importante ad esempio, mantenere l’attenzione e il ricordo dell’esperienza da parte di entrambi. Che significa? vuol dire darsi la possibilità di poterne parlare ogniqualvolta si fanno i conti con i rigurgiti dell’esperienza, per accoglierla ed elaborarla, non certo per attaccarsi reciprocamente.

Per la persona tradita, rendere dicibile tutto quello che sta vivendo per comprendere e digerire quest’evento significa scongiurare il pericolo che tutto cada nel dimenticatoio e venga svalutata la sofferenza.

Per il partner che ha trasgredito, nonostante la tentazione sarebbe quella di andare sulla difensiva e archiviare il discorso perché già affrontato, vuol dire imparare ad accettare ed accogliere che se ne possa parlare fino a quando il ripetuto accogliere delle emozioni (e non degli attacchi) da parte del partner possa attivare nuove esperienza rassicuranti. 

 

3) Per ridare fiducia all’altro bisogna tornare a fidarsi di se stessi

Ritrovare la fiducia significa essenzialmente tornare a fidarsi di se stessi, del nostro modo di leggere la realtà, prima ancora che del nostro partner. Dopo un’esperienza cosi traumatica spesso ci si chiede: è accurata la mia percezione delle cose? so valutare bene le situazioni (visto quello che mi è successo)?

Per far questo c’è bisogno di tempo, di tempo vissuto con cura dentro le relazioni. Tempo per condividere la propria vulnerabilità e per ascoltare se c’è una risposta attenta e rassicurante. Queste saranno le informazioni che possiamo raccogliere mentre stiamo in relazione, i mattoncini per costruire un nuovo senso di fiducia.  Cosi facendo possiamo imparare a valutare, ricominciando a credere a ciò che osserviamo dentro di noi e nella relazione. 

Quest’ultimo passaggio è necessario per risanare la ferita dentro di noi, a prescindere dall’esito che sentiamo di dare alla relazione attraverso le nostre scelte. Altrimenti possiamo fare tutto: interrompere la relazione, aprirne altre, scegliere di non legarci più. Possiamo farlo ma probabilmente continuiamo a rimanere affamati d’amore e controllori dei partner.

 

E tu, cosa ne pensi? Quali sono le tue esperienze che ti hanno riguardato in prima persona o come confidente su questo tema? Se hai esperienze o domande che vuoi condividere sai dove trovarmi e se vuoi continuare ad approfondire questo argomento ti consiglio questo libro di cui ho parlato in questo video che trovi quaggiù.

 

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.