La rabbia è una delle emozioni più frequenti e più sgradite che sperimentiamo. In genere non ci piace essere arrabbiati, non ci piace neanche stare accanto a persone arrabbiate. Qualcuno fra noi è cresciuto in una famiglia dove la rabbia era di casa perché accompagnava i momenti di conflitto e magari anche altri scambi più irrilevanti. Per altri magari non è un’emozione cosi familiare perché non c’era molto spazio per esprimerla.

Possiamo avere molta confidenza con la rabbia oppure sentirci a disagio con la nostra possibilità di sentirla e spesso investiamo un sacco di energie per schivarla: proviamo a nasconderla, camuffarla, razionalizzarla. Così ripristiniamo la sensazione di avere tutto sotto controllo e ci proteggiamo dalla possibilità di sperimentarla perché spesso confondiamo il fatto di sentire rabbia con i comportamenti aggressivi e violenti: proviamo a spegnere la prima per tenerci alla larga dagli effetti.

Qualche volta abbiamo paura della nostra rabbia perché non sappiamo come esprimerla in un modo utile e la tratteniamo per per proteggerci dal disagio di essere fraintesi, giudicati o di sentirci in colpa per l’effetto che la nostra comunicazione produce negli altri.

 

Non provare rabbia oppure essere sempre arrabbiati

Nei colloqui a quattr’occhi le esperienze rispetto a questa emozione spesso si polarizzano lungo i due estremi: vanno dal chiedersi “perché io non provo mai rabbia?” all’accorgersi che “in questo periodo mi sento sempre arrabbiato/a“; in mezzo ci sono ovviamente altre infinite sfumature.

Tutti proviamo rabbia ma non tutti siamo educati a riconoscerla e utilizzarla. Per alcuni fra noi è addirittura vietata, c’è un divieto non solo ad esprimerla ma a volte anche a sentirla. E cosi la chiudiamo in uno sgabuzzino dentro di noi finché non trova il modo di manifestarsi attraverso comportamenti che rivolgiamo a noi stessi o agli altri. Gli effetti prodotti dalla rabbia non sono tutti rumorosi, a volte sono silenziosissimi e producono una mancanza di energia. Alcune forme di depressione ad esempio, sono il risultato di questa difficoltà ad utilizzare la rabbia. All’estremo opposto, anche alcuni comportamenti impulsivi sono spesso l’esito di una rabbia stipata per anni.

La rabbia di per sè ha molta energia, questa è la parte positiva. La possiamo usare per difenderci, per dire no, per tracciare i nostri confini. Qualche volta la rabbia è la sola emozione che ci possiamo permettere di far vedere quando non riusciamo ad esprimere la paura che sta sotto. Altre volte la nascondiamo per paura di essere disapprovati, non amati e accettati cosi come siamo.

Il punto è che non possiamo scegliere quello che sentiamo, e non è utile condannarci o lanciarci in missioni di miglioramento personale in modo da non provare mai più una data emozione. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è invece incuriosirci della nostra rabbia e utilizzarla come un segnale utile: sorge in relazione agli altri e ci aiuta a vedere qualcosa che riguarda i nostri bisogni. Riconoscerla e decifrarla ci permette di affermarci senza lasciarci sopraffare.

 

 

Sentire la rabbia per decifrare di cosa abbiamo bisogno

In genere ci arrabbiamo quando subiamo -o ci sembra di subire- un’ingiustizia e affiora dentro di noi il bisogno di essere rispettati. Cosi, possiamo utilizzare la nostra rabbia per accorgerci di noi, di quali bisogni non sentiamo rispettati e di quale confine non abbiamo presidiato, dando agli altri il permesso di invaderci. Accorgerci di questo può aiutarci ad imparare un modo utile per affermarci con l’unica finalità di lasciarci vedere laddove ci siamo sentiti invisibili o invasi.

C’è una cosa a cui dobbiamo stare attenti: non lasciarci rapire dalla rabbia. Non so come è per te ma generalmente quando siamo arrabbiati possiamo dilungarci per ore a parlare di ciò che ci ha fatto irritare, dei comportamenti irrispettosi dell’altro e cosi la nostra rabbia può distrarci perché dirige la nostra attenzione fuori, all’oggetto della nostra arrabbiatura e, di fatto, limita la nostra consapevolezza.

Il nostro compito non è certamente quello di rimproverare noi stessi per quello che stiamo provando, ma imparare un modo per fare pausa, portare l’attenzione dentro cosi da impedirci di essere reattivi e soffermarci su quell’energia in modo onesto per restituirci il permesso di dire no, stabilire i nostri limiti, senza lasciarci rapire dal pretesto della rabbia.

 

Non esplodere, non svalutare ma osservare la rabbia

Se rinunciamo a passare subito al cosa fare potremo soffermarci ad osservare la nostra rabbia, creando uno spazio tra noi e la situazione che ci fatto esplodere; questo ci permette di non essere sopraffatti, e allo stesso tempo non ci fa svalutare ed evitare quello che stiamo sentendo. Quando lo facciamo, ci permettiamo di incontrare quello che stiamo vivendo, e ci diamo la possibilità di chiederci: quale bisogno o quale parte di me chiede di essere ascoltata e riconosciuta in questo momento?

Un modo per entrare in relazione con la nostra rabbia è imparare a portare la nostra attenzione sul respiro naturale, ovunque lo percepiamo più facilmente: è qui che entriamo in intimità con la nostra esperienza presente, in modo da connetterci a quello che stiamo vivendo, così com’è, senza giudizio. Se ci fermiamo e impariamo ad ascoltarci, possiamo scoprire quale nostro bisogno chiede di essere ascoltato o confortato.

Per gli iscritti alla newsletter, nell’appuntamento domenicale ci sono diverse pratiche di meditazione che ci aiutano dirigere la nostra attenzione dentro e dare forma al nostro panorama interiore. Dare un nome a quello che sentiamo è il primo passo per procurarci quello di cui abbiamo bisogno.

Se vuoi approfondire questo argomento per scoprire in che modo puoi utilizzare la rabbia per far presente i tuoi bisogni su Sintonia trovi TU VALI (E PUOI FARTI VALERE), un intero audiocorso con box dedicato a questo. E se ti fa piacere confrontarti con altri su questo tema per imparare a coltivare una sana autostima puoi partecipare ai nostri appuntamenti mensili su Zoom. Altrimenti, se vuoi vederci chiaro in un incontro a quattr’occhi con me, mi trovi sempre qui.

 

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.