Abbiamo bisogno di molte similitudini per sentirci al sicuro e abbastanza differenze per mantenerci curiosi e interessati all’altro. Sono abbastanza chiacchierona e spesso assecondo conversazioni leggere, quelle che in genere intratteniamo con gli estranei: mi pare possano condire la giornata di attenzioni e sorprese nutrienti. Allo stesso tempo, provo molta irritazione quando le parole vuote di intimità circolano nelle relazioni più significative, con un’amica, in famiglia, con mio marito. Non so se capita anche a te, alcune volte il nostro comunicare sembra fatto apposta per non dirci l’essenziale, ci abbuffiamo di parole o di racconti per non dirci come stiamo, cosa sentiamo, cosa vogliamo. Anche nel mio lavoro succede di frequente: all’inizio dell’incontro la persona che si racconta si perde nel riportare i fatti, poi gradualmente approda a sentire se stessa rispetto a quella storia. È lì che scopre qualcosa in più, e sempre lì io incontro davvero chi ho di fronte.

C’è una cosa che ci accomuna tutti, indistintamente: la fame di essere visti, amati e apprezzati cosi come siamo. A volte, però, nelle nostre relazioni ci rendiamo invisibili, ed è nelle relazioni intime che questa fame si fa sentire più forte, nelle sue molteplici aspettative. Cosi, ogni tanto, dal nostro stare insieme usciamo sazi; più spesso, invece, rimaniamo affamati, perché la qualità delle relazioni o delle comunicazioni non ci nutre abbastanza, o forse semplicemente perché siamo un po’ avidi.

Parliamone per capirci meglio nasce dall’osservazione clinica delle coppie che seguo e dall’aver sperimentato in prima persona che, proprio nelle relazioni intime, si vive una vicinanza luminosa, ma anche il cupo disorientamento di un vicolo cieco. E così, molta teoria, alimentata da esperienze sul campo, hanno consolidato due convinzioni: la prima è che le relazioni intime sono i luoghi in cui possiamo provare sia un’intensa sensazione di gioia e fioritura di noi stessi, sia i disagi e i conflitti più logoranti, origine di grande sofferenza.

In certi momenti non ci capiamo, sembra addirittura di parlare due lingue diverse e, quando questo succede, è il segnale che si è creata una grande distanza fatta di silenzi e non detti, che non significa solo mancanza di dialogo, ma assenza di scambi profondi. Non dire o non riuscire a dire, infatti, è un modo per nascondere all’altro qualcosa che pensiamo non possa essere approvato. E tutto questo ha un costo doloroso: coltivare una sottile infedeltà verso noi stessi.

La seconda convinzione è che intimità significa accomodarci nelle nostre differenze, accettando che a volte sono piacevoli, altre spiacevoli, ma rimangono pretesti che ci permettono di conoscerci più a fondo, dicendoci la verità. Rimanere vicini mentre condividiamo i nostri cambiamenti e la nostra crescita è un’impresa coraggiosa, perché quelle differenze che all’inizio, quando ci innamoriamo, ci avvicinano e ci incuriosiscono, col passare del tempo possono diventare terreno di battaglia in cui ferirsi e allontanarsi.

Vivere relazioni concedendoci di essere diversi e incoraggiandoci ad esprimere le nostre diversità è un vero e proprio miracolo. Molto spesso mi sento chiedere: “Siamo troppo diversi, per stare insieme?”; quelle differenze che in prima battuta sono meravigliose, diventano fonte di approvazione, disapprovazione, richieste, pretese e conflitti per appiattire le distanze.
Cosi, quando dentro noi stessi e dentro le nostre case tutto diventa difficile, insieme alla difficoltà, sorge l’aspettativa e il desiderio di comprendersi profondamente. E ci chiediamo: come faccio a trovare le parole giuste per farglielo capire o per farmi capire? Perché non mi capisce? Affrontiamo conflitti che ruotano intorno a cose apparentemente futili, ma nascondono il desiderio di essere più vicini, di essere visti e amati così come vorremmo.

 

Ti aiuto ad essere te, diverso da me e mi impegno ad essere me, diverso da te

 

Siccome non funziona la nostra capacità di comunicare, ci appelliamo proprio alla comunicazione perché pensiamo sia lo strumento che può farci sperimentare la riappacificazione, il calore e il senso di sicurezza che ci fa stare bene. Ed è vero: ci sono parole che creano distanza e parole che coltivano l’intimità.

Ma prima di concentrarci sulle parole, dobbiamo concederci il tempo di ascoltare noi stessi e l’altro, per fare chiarezza. Solo dopo, le parole saranno scelte con cura e consapevolezza. Così, per fare spazio all’intimità, bisogna pulire il campo da tutto ciò che la ostacola; bisogna osservare il nostro modo di stare in relazione, di comunicare con l’altro.
Perché forse le parole giuste, quelle che ci assicurano di essere capiti, non esistono, ma selezionare con attenzione quelle che ci aiutano a svelarci rispetto al nostro sentire ci consente di imparare a condividere le emozioni, più che i nostri pensieri o giudizi, quando entriamo in contatto con l’altro. E come facciamo a esprimere quello che sentiamo, se non ci siamo presi il tempo per ascoltarlo, per vederlo profondamente?

Quando mettiamo ordine fra le nostre emozioni e ci fidiamo delle osservazioni interiori, ad un certo punto diventa possibile dire la verità anche all’altro. È questo che ci permette di essere vicini, anche quando viviamo cose diverse, anche quando non approviamo le scelte altrui.

Possiamo imparare a scegliere quei gesti e quelle parole che ci danno la possibilità di abitare insieme la diversità e che suonano come un incoraggiamento per l’altro, come se con la nostra presenza gli dicessimo: ”Ti ascolto con curiosità e voglio aiutarti ad essere te, diverso da me”. Possiamo disporci con uguale gentilezza verso noi stessi, come a farci una promessa che suona così: “Mi ascolto con curiosità e affetto perché voglio impegnarmi ad essere me, diverso da te”.

In questo audiocorso vediamo cosa possiamo imparare a fare per facilitare il dialogo, influendo su di noi, sul nostro modo di ascoltare e comunicare. Iniziamo a ripulire il campo dagli ostacoli e creiamo le condizioni affinché ascolto e parole ci avvicinino.

 

Gli strumenti

 

Come fare tutto questo in pratica?

Ci servono strumenti per fare chiarezza individualmente e altri per metterci in relazione in un modo alternativo a quello che conosciamo; in questo audiocorso con box ho inserito entrambe le possibilità.

Le tracce dell’audiocorso ci permettono di fare il primo passo necessario: metterci in ascolto di noi stessi e osservare cosa succede dentro di noi e nella nostra relazione. Ci disponiamo all’attenzione e al silenzio, deponendo le armi o le aspettative di comprensione. Il silenzio è il luogo più adatto dove far nascere le parole che creano intimità. Fermarci e ascoltarci ci permette di fare proprio questo: trovare un posto dentro di noi in cui possiamo accomodarci e comprendere cosa sta succedendo, cosa sentiamo. L’ascolto dell’audiocorso ci aiuta in questa fase individuale; dopodiché possiamo portare fuori le nostre intuizioni attraverso la scrittura, appuntarle nel quaderno che c’è dentro la box. All’interno dell’audiocorso ho infatti inserito 6 tracce di scrittura che aiutano ad esplorare singolarmente il panorama interiore mentre siamo in relazione: sono 6 esercizi che permettono di trovare le parole utili per spiegare noi stessi a noi stessi, prima di tutto.

Dopo che ci siamo presi il tempo per esplorare più in profondità, possiamo incontrare l’altro con l’ascolto non giudicante e con parole consapevoli.

Nelle tracce, poi, trovi spunti per ascoltare l’altro con un’attenzione consapevole, grazie ad appositi esercizi da mettere in pratica mentre sei in relazione. Inoltre, 24 carte contenenti delle frasi interrotte invitano a comunicare con l’altro a partire da ciò che sentiamo; permettono di allenarsi a comunicare in un modo più intimo, ad esporsi in prima persona e riferire la propria esperienza in modo descrittivo. Non è mai semplice farlo, perché non siamo abituati ad assumerci la responsabilità delle nostre emozioni.
Infine abbiamo bisogno anche di riti simbolici per ricordarci il modo più fruttuoso di ascoltare e comunicare: tempo e pazienza per stare con noi stessi, per confidare nella nostra fioritura. Il vasetto in torba contiene una cialda e dei semi da piantare. La bustina di tè cuori, cioccolato e mandorle serve a farci compagnia nei momenti in cui ci fermiamo a conversare in coppia. Sarà un gesto simbolico che richiama la cura e la costanza che fanno crescere ogni relazione.

È un audiocorso – come gli altri di Sintonia – che regala momenti per ascoltarci e fare chiarezza dentro di noi e anche esperienze per entrare in contatto con il nostro partner. Trovi tutti i dettagli qui per iniziare subito; se, invece, preferisci il supporto di un gruppo e desideri fare questo viaggio insieme ad altri che, come te, avvertono il bisogno di osservare il proprio modo di stare in relazione, Relazioni che nutrono è la scelta giusta.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.