A volte, nel linguaggio comune usiamo indifferentemente le espressioni “sono stressato” e “sono in ansia” per spiegare come stiamo quando siamo in ebollizione. In questi settimane difficili, con tutte le vicende dell’attuale emergenza sanitaria, ci sentiamo probabilmente sia stressati che in ansia ma credo sia utile cogliere le differenze perché dare il nome giusto alle cose che viviamo è il primo passo per comprendere quello che sta accadendo dentro di noi e imparare ad averne padronanza, rispondendo in modo diverso al bisogno specifico che ogni emozione segnala.

 

È solo un po’ d’ansia, magari sei stressato

Spesso quando siamo agitati per qualcosa veniamo rassicurati – o ci rassicuriamo noi stessi- dicendoci che “è un po’ d’ansia perché siamo solo un po’ stressati”. Sono espressioni che svalutano entrambe le sensazioni contribuendo a creare confusione. Certo, ammettiamo più volentieri di essere stressati rispetto a quella di essere ansiosi. Ma torniamo alla distinzione: credo che la confusione spesso nasca perché in effetti stress ed ansia hanno in comune gli stessi sintomi, per cui non è sempre facile riconoscere le differenze tra i due. Hanno dei tratti comuni rispetto al processo di attivazione nel corpo ma parlano lingue profondamente diverse e chiedono cose risposte altrettanto diverse.

 

L’ansia parla la lingua del futuro

L’ansia in genere è un segnale che si presenta anche quando siamo stressati ed è un segnale d’allarme assai più intenso rispetto alla classica risposta di allerta provocata dallo stress.

In genere ci sentiamo ansiosi prima che succeda qualcosa e quelle sensazioni che sperimentiamo hanno a che fare con la paura di qualcosa che sperimentiamo come pericoloso. Ed è una paura senza nome, per questo ci mette in difficoltà. Quando siamo in ansia non sappiamo esattamente il perché: a volte ci sembra che arrivi all’improvviso (mi è arrivata quest’ ansia all’improvviso, non stava succedendo niente di particolare!), altre volte colleghiamo qual è lo stimolo che attiva in noi quelle sgradevoli sensazioni ma, d’altra parte, con la testa, ci mettiamo in dubbio perché non crediamo sia ragionevole quello stato di allerta in relazione a quello stimolo. Insomma, l’ansia ci fa sentire sfocati nel presente e si alimenta della paura di qualcosa che può avvenire in un futuro prossimo o dell’incertezze rispetto al futuro stesso. Siccome parla la lingua del futuro tende ad anticipare eventi ed esperienze dentro di noi.

Provare ansia e paura fa parte della vita ma in alcuni situazioni queste emozioni interferiscono con la nostra possibilità di portare aventi quello che desideriamo perché siamo continuamente catturati da questo vortice emotivo e ci sentiamo in balia di questa emozione.

Lo stress invece è faticoso ma è più limpido.

 

Lo stress è un presente sovraccarico

L’esperienza di essere stressati la conosciamo tutti: lo stress è socialmente legittimato ed ha una reputazione migliore; proviamo tutti meno imbarazzo ad esibirlo. Chi fra noi non si dice almeno un po’ stressato? Ha una causa facilmente rintracciabile: un evento, piacevole o spiacevole, che richiede delle risorse extra per essere fronteggiato (un matrimonio, un trasloco, un’emergenza sanitaria mondiale, la nascita di un bambino). Siamo tutti un po’ stressanti perché frequentemente nelle nostre vite ci sono problemi specifici che ci attivano, oppure ci sovraccarichiamo di impegni senza tenere conto delle nostre risorse. Quando siamo stressati viviamo in un presente sovraccarico e da cui ci lasciamo oberare.

 

Distinguere per averne padronanza

Distinguere lo stress dall’ansia ci aiuta ad averne padronanza perché possiamo prendercene cura in modo diverso cosi da evitare che l’uno e l’altra, trascurati, possano dare esito ad un attacco panico o un disturbo post-traumatico da stress.

Occupiamocene senza drammatizzare e senza svalutare. Avere padronanza di ciò che sentiamo non significa controllare queste emozioni ma occuparci del bisogno che manifestano.

Ad esempio, un presente sovraccarico che logora le nostre risorse ci chiede di imparare a fare pausa e sanare la nostra relazione con il tempo e le risorse che abbiamo; l’ansia chiede di essere decifrata perché quel che temiamo del futuro è sempre connesso all’idea che abbiamo di noi nel presente. Ed è legato anche alle strategie di sopravvivenza che ciascuno ha elaborato per cavarsela nella vita perchè, nei momenti di maggiore difficoltà, le nostre difese tornano in campo, rigide, in nostra protezione. In un certo senso l’ansia – quando interferisce con la nostra serenità e libertà- svela il nostro funzionamento più profondo. Evitarla non è mai una buona idea perché è una bambina testarda: tornerà a reclamare e alzerà il volume. Ascoltarla e risponderle ci aiuta a diventare genitori di noi stessi perché impariamo a rassicurarci dando credito alle nostre paure.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.

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