Quando ci è permesso di dire di essere stanchi? In questo periodo dell’anno forse ci sentiamo più legittimati ad affermare che abbiamo bisogno di staccare la spina per rigenerarci.

Ma la stanchezza non ha stagioni ed è un segnale che spesso trascuriamo o svalutiamo. Generalmente si presenta insieme ad altri sintomi ma, fra tutti, è il segnale che siamo abituati ad ignorare di più.

A volte non ci accorgiamo di essere stanchi e sfidiamo il corpo e la mente. Altre volte ci sentiamo in colpa per il sentirci a corto di energie e proviamo a resistere, sfibrando le nostre risorse.

Possiamo sentire la stanchezza in conseguenza ad un problema fisiologico che riguarda il nostro corpo, oppure in risposta ad un evento straordinario che stiamo affrontando, o ancora possiamo avvertire la mancanza di energia come conseguenza di un malessere psicologico.

Mi sono accorta che fare attenzione a questo segnale, ad esempio durante le pratiche di consapevolezza, mi ha aiutato a riconoscere come mi stanco e distinguere i diversi tipi di stanchezza. E mi ha permesso di chiedermi: qual è la natura di questa stanchezza? è fisica, mentale o emotiva?

Siamo frequentemente stanchi nelle nostre giornate affollate ma questo è un segnale che può riguardare diverse cose, molto diverse tra loro. Distinguere la qualità della nostra stanchezza ci permette di comprendere di cosa abbiamo bisogno in ciascun caso e cosa possiamo fare per prenderci cura di noi.

La stanchezza fisica: la fatica del corpo

La stanchezza fisica è dovuta ad un affaticamento del corpo che sperimentiamo dopo uno sforzo fisico o uno stress prolungato.

In genere questo tipo di stanchezza si riconosce facilmente perché svanisce subito dopo che ci riposiamo e ci diamo il tempo per recuperare le energie. È la forma più semplice: abbiamo speso molte energie, ci concediamo un tempo per recuperarle e la stanchezza scompare.

Per prenderci cura di noi quando sentiamo questa fatica potremmo chiederci: dove sento la stanchezza nel corpo? Questo ci permette di portare un’attenzione affettuosa alle specifiche parti del corpo che hanno risentito maggiormente del nostro sforzo per ripristinare l’equilibrio; per riparare a quel sottile sfruttamento che imponiamo a noi stessi tutte le volte che non rispettiamo le nostre risorse.

Altre volte però la nostra stanchezza non passa con un po’ di riposo: diventa una sensazione persistente e cronica, un sottofondo logorante. Se non è il corpo che parla, chi è allora?

La stanchezza mentale: un sovraffollamento di pensieri

Spesso è la stanchezza mentale che ci affanna: la riconosciamo perché permane anche dopo una giornata di riposo o dopo una sana dormita.

Questa sensazione di affaticamento è dovuta al proliferare dei pensieri e alla presenza di un costante chiacchiericcio interno che può interferire anche con la nostra capacità di riposare fisicamente, può intralciare la qualità del sonno ed essere un fattore di mantenimento dello stress e dell’agitazione.

Quanto ci stanchiamo ogni volta che rimuginiamo sulle nostre responsabilità, sul passato, sulle cose da fare, sulle conversazioni che abbiamo vissuto o potremmo vivere? Quante energie spendiamo quando ci pre-occupiamo del futuro e vorremmo prevedere e controllare quello che potrebbe succedere?

Se ci accorgiamo che la nostra stanchezza proviene dalla mente, possiamo imparare ad entrare in relazione con i nostri pensieri in un modo diverso ovvero possiamo imparare ad osservarli da una sana distanza, nominandoli uno ad uno.

Poi, dopo avergli dato un nome, possiamo fare attenzione al loro contenuto: che cosa riguardano? hanno a che fare con il passato o con il futuro? sono piacevoli o spiacevoli? rievocano conversazioni reali o immaginarie con persone significative? oppure sono pensieri di fuga per evadere dalla nostra realtà?

La stanchezza emotiva: le emozioni indigeste

Infine c’è anche una stanchezza emotiva: la sentiamo tutte le volte che abbiamo difficoltà a digerire qualche emozione che stiamo vivendo.

Quando questo succede ci sentiamo appesantiti e ingolfati perché dentro di noi si crea un accumulo di emozioni che non riusciamo a gestire e questo mette alla prova il nostro equilibrio mantenendoci allerta, delusi, tristi, incerti. Questo tipo di stanchezza si ripercuote nel corpo e nella mente ma nasce altrove: nel cuore per cosi dire, dove ristagnano alcune emozioni che non abbiamo ancora decifrato e di cui non ci siamo presi cura.

Cosa fare allora se ci accorgiamo che la nostra stanchezza nasce dalla difficoltà di digerire ed elaborare ciò che stiamo sentendo?

Possiamo prenderci il tempo per dare un nome a ciascuna emozione utilizzandole come segnali che ci aiutano a scoprire ciò di cui abbiamo bisogno.

Se ci prendiamo il tempo per incontrare e ascoltare le emozioni che viviamo, come faremo in questa occasione, non continueremo a far ristagnare le nostre energie emotive ma faremo tutto quello che ci è possibile fare per prenderci cura di noi. Allo stesso tempo, impareremo a consolarci per ciò che non possiamo fare, perché non dipende da noi.

Quanto sollievo sperimentiamo quando ci diciamo la verità? Ci regaliamo una qualità di riposo che viene dalla nostra capacità di accettare le cose cosi come sono. E smettiamo di disperdere energie.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.