Hai presente quella canzone degli U2, che dice “I can’t live with or without you?” Non posso vivere né con te né senza di te. Bono Vox ne parla perché è una situazione piuttosto comune: so che una relazione non può funzionare ma non riesco a lasciarla/lo. Sto male, ma non riesco ad immaginarmi senza di lui o lei.

Pensiamo di avere letteralmente bisogno di lui o lei, sappiamo che molte cose sono carenti ma aspettiamo sempre un cambiamento, una risoluzione, qualcosa che non ci costringa a prendere quella decisione che non vogliamo nemmeno immaginare. Così mettiamo alla prova l’altro, con sfide crescenti: aspettiamo qualcosa che non abbiamo ancora ricevuto, nonostante i nostri sforzi.

È come se fossimo affamati: nella relazione con l’altro vogliamo saziare una grande fame di affetto, dimenticando che la fame è un bisogno e non un desiderio. In questo modo il partner diventa come una sostanza da cui dipendiamo per avere consolazione, felicità, serenità. Una vera e propria dipendenza affettiva, dove la nostra mancanza di autonomia è l’impossibilità di concederci di essere completamente felici in assenza dell’altro.

Dipendi dall’altro quando pensi che la tua felicità derivi esclusivamente da quella situazione, da lui o da lei, dai suoi genitori o dal suo lavoro. Ma se lasci ad altri le chiavi della tua felicità o serenità, finirai per non provare mai quelle sensazioni.

Ma quali sono i segnali di una relazione di questo tipo?

  • quando siete innamorati o volete bene a qualcuno fate qualsiasi cosa per lui o lei
  • vi trovate spesso a vivere conflitti distruttivi (hai presente quelle escalation di attacco e difesa?)
  • sperimenti paura della solitudine e disorientamento quando l’altro è distante fisicamente o attraverso la disapprovazione
  • richieste continue all’altro partner di appagare delle aree insoddisfatte (e una grandissima frustrazione se ciò non avviene)
  • attesa che sia l’altro a capire e darti ciò di cui hai bisogno (se ti ama davvero, dovrebbe saperlo!)
  • sei sempre proteso fuori di te, concentrando le tue attenzioni sul tuo partner
  • buttarsi a capofitto sulla relazione: c’è troppa fame e dedicarsi alla relazione sembra attenuarla momentaneamente ma dolo dopo ci si accorge che non funziona del tutto.
  • Buttarsi a capofitto da una relazione all’altra
  • Quando succede una rottura, un conflitto, cerchi spasmodicamente di risolvere e aggiustare oppure
    qualcuno con cui sfogarti per trovare una soluzione o discutere le ragioni dell’accaduto (un amico da chiamare per
    sfogarti è la prima cosa che fai)

Queste relazioni sono difficili da vivere e comportano un costo elevato da parte di ciascun partner. Il prezzo da pagare è la difficoltà ad accettarsi l’un l’altro per come si è, stando vicini mantenendo le proprie libertà e diversità. È come se queste relazioni avessero invece lo scopo di tappare dei buchi profondi che si trovano dentro di noi, ma non ci riescono mai del tutto. Non ci sono tappi che calzino alla perfezione, come nella storia deliziosa raccontata in questo libro.

Cosa fare quindi se ti accorgi che nelle tue relazioni, di coppia o altre, c’è questa tendenza a colmare un buco più profondo? So che può sembrare controintuitivo, ma è l’unico metodo che funziona: smettere di chiudere il buco per scoprire cosa c’è dentro. Significa imparare a tollerare questa solitudine, a farci carico di questa quota di vuoto, per imparare a diventare se stessi. Quando impariamo a farlo ci riconosciamo come una fonte attendibile, capace di autogenerare risposte ai nostri bisogni più profondi.

In questo modo l’altro ti darà la possibilità di condividere il tuo star bene, ma non sarà necessario per farti stare bene.

Sei anche tu in una situazione di questo tipo? Hai dei dubbi e dopo aver letto il post vorresti qualche chiarimento in più? Scrivimi, ti ascolto sempre volentieri, e puoi anche valutare una consulenza individuale, dal vivo o su skype.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.