Nel post di oggi rispondo ad una domande di Andrea che mi chiede: “Come faccio a capire il motivo scatenate l’ansia e il panico?”

La domanda è legittima perché nel momento in cui ci sentiamo travolti da un’ondata di emozioni ce lo chiediamo di continuo. Ci sentiamo sopraffatti e spesso non comprendiamo bene come mai. A volte siamo consapevoli che la reazione è spropositata e se ci osserviamo da fuori ci sentiamo assolutamente fuori di testa e pensiamo che la reazione sia immotivata, come ho raccontato già in questo post. Questa domanda è anche ragionevole perché siamo abituati a ragionare cosi, utilizzando prevalentemente la logica: scopro la causa, la rimuovo e torno a stare bene.

Una risposta generica a questa domanda però non c’è per due motivi: perché non c’è un unico motivo che scatena l’ansia e il panico e perché la domanda contiene un fraintendimento di fondo e cioè spesso confondiamo lo stimolo che ci attiva l’ansia con la causa. Andiamo con ordine e facciamo un esempio che ci aiuta a rendere tutto più facile.

Non c’è un motivo unico che scatena l’ansia

Sembra banale ma non lo è: se prendiamo due persone che hanno la stessa paura che suscita ansia e qualche volta panico, il motivo non è lo stesso per entrambi ma dipende da come ognuno di noi colora e legge una data esperienza che sta vivendo. Il motivo per cui andiamo in ansia è legato al significato che attribuiamo alla situazione.

Lo stimolo scatenante non è il motivo dell’ansia

Mettiamo ad esempio che una giovane donna vada nel panico quando deve guidare in autostrada. In questo caso l’esperienza che accende la paura –lo stimolo- è il guidare ma il motivo può essere molto diverso per chiunque sperimenti la stessa paura e, come dicevamo, è legato al significato che associamo a quell’esperienza tanto temuta.
Ad esempio una persona può avere paura di guidare perché teme di poter essere causa di incidenti e arrecare danni ad altre persone oppure un’altra persona teme che possa succedere qualcosa e si terrorizza alla possibilità di trovarsi sola, senza nessuno che può prendersi cura di lei.

Ognuna di queste due strade apre scenari che acquistano significato in base alla storia di ogni persona. Così l’ansia che si attiva di fronte allo stesso stimolo chiama in causa due significati molto differenti, legati alla storia di ognuno. Probabilmente perciò il tema “causare danni ad altri, sbagliare” da una parte e “rimanere sola e indifesa senza qualcuno che possa prendersi cura” sono due tasti dolenti che, se vengono chiamati in causa dalla paura, hanno a che fare con la storia di ciascuno dei due.

Cosa significa lavorare sull’ansia e il panico

Lavorare sull’ansia e il panico perciò significa lavorare sul tema di fondo che la paura ha portato a galla. Dare un nome alla paura significa poter lavorare anche sull’altra faccia della medaglia della paura: i bisogni inascoltati e sconosciuti fino a quel momento.

E tutte le altre strategie per rimediare all’ansia?

Sono strategie per controllare ulteriormente le emozioni, non per comprendere la tua esperienza, come ti ho già raccontato in questo post. Servono? Si, probabilmente se vuoi contrastare la sensazione spiacevole ma rimani estraneo a te stesso. E spesso le paure trovano un’altra strada per farsi sentire, più in la nel tempo e su qualche altro ambito della tua vita.

Quindi, lavorare sulla propria ansia significa imparare a conoscere prima come mi spavento e mi agito e poi anche come posso proteggermi dalla paura; se faccio questo ho utilizzato l’ansia come un segnale per prendermi cura di me. Lo possiamo fare insieme se vuoi, un passo per volta, dal vivo o su skype.

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Psicologa delle relazioni interpersonali. Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico.