Come lasciare andare le convinzioni che ci fanno soffrire?

Come lasciare andare le convinzioni che ci fanno soffrire?

Anche se ci fanno molto soffrire è difficile separarci dall’idea di avere qualcosa di sbagliato in noi, o dalla convinzione di non essere abbastanza, di essere cattivi o egoisti e facciamo soffrire qualcuno, o ancora di essere persone deboli, oppure difficili o troppo esigenti. 
Queste narrazioni su di noi -anche se molto dolorose- tuttavia, possono offrirci un senso di sicurezza, di familiarità, di coerenza e continuità con la nostra storia: ci permettono di orientarci nella lettura della complessità e del continuo variare delle nostre relazioni. 

Non so se possiamo chiederci di non lasciarci toccare dall’altro, penso invece che possiamo starci accanto mentre ci accorgiamo che l’altro, con le sue parole o comportamenti, ci conduce sottopelle, ad incontrarci nel nostro punto dolente. 

Le aspettative: le cose come dovrebbero essere

Le aspettative: le cose come dovrebbero essere

Spesso ci avviciniamo alle esperienze che temiamo con le nostre previsioni e aspettative su come dovrebbero andare le cose o su come dovremmo essere noi per andare bene e per farcela al meglio. È la nostra mente narrativa in azione che tesse storie sul passato e fa previsioni sul futuro, per orientarsi in modo prevedibile. Siamo noi con le nostre difese che tentiamo di prepararci e proteggerci. Ma quanto ci appesantiamo, ci logoriamo e ci priviamo di leggerezza e vitalità?

Il desiderio di leggerezza

Il desiderio di leggerezza

Abbiamo tutti un gran desiderio di leggerezza. Lo avvertiamo quando attraversiamo qualche esperienza personale pesante da affrontare o faticosa perché non più stimolante. Spesso è il desiderio che emerge anche nei primi colloqui dei percorsi individuali quando il disagio è pesante e chi arriva vorrebbe trovare sollievo sperimentando una sensazione di leggerezza e maggiore spontaneità per vivere con se stesso e con gli altri.
La leggerezza che desideriamo in effetti è un’alternativa alla costante preoccupazione che viviamo: siamo stressati, a volte vincolati e affaticati dai nostri impegni. Ci appesantiamo sovraccaricandoci di richieste esterne oppure possiamo essere sensibili ad una molteplicità di richieste interne (quanto pretendiamo da noi stessi? A quali condizioni ci consideriamo soddisfatti di noi? cosa ci diciamo quando sbagliamo o non otteniamo quello che desideriamo?)

Niente buoni propositi, ascolta e metti a fuoco le intenzioni

Niente buoni propositi, ascolta e metti a fuoco le intenzioni

Con i buoni propositi di inizio anno possiamo rischiare di metterci sotto stress stanziando -con la mente- delle aspettative su di noi e sugli obiettivi e risultati che vogliamo raggiungere. Spostandoci sul futuro e sul fare meglio, possiamo alimentare la nostra severità. Se prima però non ci connettiamo con le nostre intenzioni profonde, possiamo oscillare dalla tendenza a metterci standard molto elevati a quella di demotivarci rapidamente e alimentare il rimprovero interno ogniqualvolta non portiamo a compimento le azioni che ci siamo proposti.

Ridimensiona l’autostima, non aumentarla

Ridimensiona l’autostima, non aumentarla

Molte delle storie che ascolto sono farcite da un sottofondo di emozioni spiacevoli legate al non sentirci mai abbastanza. Sono racconti aggrappati alla convinzione che, se avessimo un’autostima più solida, staremmo meglio. Magari saremmo più sicuri, più forti, più decisi. Ma questa idea dell’autostima è una fregatura. Vediamo perché e quali alternative abbiamo per stare bene con noi stessi.

I buoni propositi e il desiderio di migliorarsi sempre

I buoni propositi e il desiderio di migliorarsi sempre

A Gennaio e a Settembre arrivano come sempre, puntuali, i buoni propositi. Ci invitano a cambiare e migliorarci, ad essere di più in qualcosa. Ci offrono una grande spinta e anche il desiderio di prendere delle decisioni e, per questo dovremmo ringraziarli. Ma, allo stesso tempo, alimentano un’idea irrealistica e grandiosa del cambiamento: fatto di grandi svolte e di grossi clamori, di futuro, di meglio e di perfezione. Della necessità di “uscire”, come si dice, dalla zona di comfort. E se ci fosse un altro modo per ricominciare e infiniti atri per cambiare? Ne parliamo oggi in questo post.