Cosa scatena ansia e panico?

Cosa scatena ansia e panico?

Nel post di oggi rispondo ad una domande di Andrea che mi chiede: “Come faccio a capire il motivo scatenate l’ansia e il panico?”

La domanda è legittima perché nel momento in cui ci sentiamo travolti da un’ondata di emozioni ce lo chiediamo di continuo. Ci sentiamo sopraffatti e spesso non comprendiamo bene come mai. A volte siamo consapevoli che la reazione è spropositata e se ci osserviamo da fuori ci sentiamo assolutamente fuori di testa e pensiamo che la reazione sia immotivata, come ho raccontato già in questo post. Questa domanda è anche ragionevole perché siamo abituati a ragionare cosi, utilizzando prevalentemente la logica: scopro la causa, la rimuovo e torno a stare bene.

Certi amori finiscono, e all’improvviso

Certi amori finiscono, e all’improvviso

Ci sono relazioni di coppia che finiscono all’improvviso, lasciando nello stupore e nello sbigottimento uno dei due; ci sono rotture che sembrano degli uragani inspiegabili. Avvengono in coppie che, dall’esterno, appaiono quasi perfette. A volte la rottura avviene con il ghosting: uno dei due si dilegua, senza dare più segni di sé, proprio come un fantasma. Nessuna spiegazione, e ogni tentativo di contatto viene sistematicamente ignorato. A volte la persona lasciata si ritrova anche bloccata sui social, dall’oggi al domani. Purtroppo non sono rare le relazioni che si chiudono così, in pochi secondi e altrettanti clic. E hanno dei correlati psicologici dolori sia per chi fugge, sia per chi subisce la fuga.

Dubitare di se stessi: ho ragione? Ci avrò visto bene?

Dubitare di se stessi: ho ragione? Ci avrò visto bene?

“Lo so che è una cosa stupida quella che ti sto per dire ma è cosi: mi viene questo pensiero e questa sensazione e non so perché”. A volte ad osservarci da fuori, dalla prospettiva di un amico o un’altra persona una data esperienza che viviamo ci sembra irrilevante, illogica, senza senso; eppure ad osservarsi da dentro, è impossibile non vedere un’altra parte della realtà: quei pensieri vengono e quelle sensazioni prendono il sopravvento in un baleno. Perché ci sono cose vere che non vivono nel dominio della logica ma hanno comunque un senso. E noi spesso abbiamo bisogno di qualcuno da fuori che ci aiuta a convalidare la nostra esperienza per imparare a fidarci di noi stessi.

Il vuoto e la pienezza che ci portiamo dentro

Il vuoto e la pienezza che ci portiamo dentro

Una cosa che sicuramente non sai di me è che ho una terribile paura del vuoto.

Quelle poche volte che sono salita in seggiovia è stata un’esperienza di piacere mista a paura che ho affrontato distraendomi per quel che si può e guardando avanti,cercando di non pensare a quanto sarebbe stato spaventoso guardare giù. Ammiro con stupore chi ha il coraggio di fare un volo in deltaplano: vorrei tanto provarlo, non te lo nascondo, ma la paura al momento è troppa per scegliere di farlo.

C’è anche un altro genere di vuoto che fa paura ed è quella sensazione di vuoto interiore.

Ci sono sensazioni scomode da abitare, da cui vorremmo rifuggire e ignorarle. Anche parlarne a volte è scomodo e quando lo facciamo è più per capire come tenere a bada quelle sensazioni, come relegarle in un angolino perché non prendano troppo spazio.

Regalarsi del tempo

Regalarsi del tempo

La scorsa settimana abbiamo parlato dell’utilità di riconquistare il tempo per attendere, per goderci uno spazio vuoto di tempo, in cui c’è una buona quota di cose che non dipendono da noi e che non possiamo controllare.
Oggi voglio allargare un po’ la riflessione sul tuo rapporto con il tempo e coinvolgerti in un’avventura che può aiutarti a rimetterti a tuo agio con il tuo tempo.
Forse te ne sarai accorto: la maggior parte del nostro tempo lo passiamo a prevedere qualcosa che riguarda il nostro futuro imminente, e cioè cosa dovremmo fare, oppure lo impieghiamo pensando al passato, a ciò
che avremmo potuto fare meglio ieri, a ciò che lui o lei ha fatto o detto, sempre ieri.

Orientare i pensieri in queste due direzioni – al passato o al futuro – è naturale e istintivo; ci permette di essere responsabili e riflessivi. Ma produce molto stress, perché in entrambi i casi alimentiamo una sensazione che ha a che fare o con l’attacco (cosa devo fare per risolvere la questione) o fuga (cosa devo evitare).

#dimmidite: Perché sono cosi in ansia per la mia salute?

#dimmidite: Perché sono cosi in ansia per la mia salute?

Nel post di oggi rispondo ad una domanda di Domenico che mi scrive: “Ciao Claudia. Sono tre giorni che mi sento in uno stato di confusione e di disorientamento. Mi sento sempre così e non so come uscirne. Mi assale anche la paura di avere qualche malattia. Spero mi risponderai per aiutarmi”.

Caro Domenico, avremmo bisogno di più tempo e molti più dettagli per trovare insieme il senso di questa paura che ti coglie in questo preciso periodo della tua vita. Questo, come sai, non è lo spazio di una consulenza vera e propria (che si realizza così) che ha l’obiettivo di scoprire i significati di quello che stai provando in questo momento. Però voglio dare qualche spunto a te e a tutti coloro che si sentono come te: travolti improvvisamente (o almeno così crediamo!) da un’intensa preoccupazione che si riflette anche sul corpo, con la sensazione di volerla controllare ma di non riuscirci abbastanza, nonostante si spendano energie per farlo.

Perché mi fa sentire sempre in colpa?

Perché mi fa sentire sempre in colpa?

Magari ti spendi un sacco per gli altri, provi a fare del tuo meglio per lui o per lei, ma qualcosa non va come ti
aspetti. A volte arriva la delusione silenziosa, altre volte sbotti. Poi però, basta che lui o lei ti dica qualcosa,
torni anche leggermente sui suoi passi, ed ecco che non solo pensi che la tua reazione sia stata esagerata ma ti senti anche in colpa. “Ma perché succede?” a quel punto mi chiedono.

“Lui/lei è cosi: mi fa sempre sentire in colpa!” oppure ancora “gli avevo detto così, poi però mi sono sentita in colpa e allora ho fatto colì”. Quanto tempo della tua giornata è assorbita da quel fastidioso senso di colpa per non essere stato o per non aver fatto abbastanza bene qualcosa?

Non è vero che siete troppo diversi

Non è vero che siete troppo diversi

Quante volte senti dire nelle tue giornate che due persone si separano perché troppo diversi? Quante volte senti attribuire la causa della rottura di un legame all’incompatibilità di carattere?

Ecco, questa questione dell’incompatibilità di carattere e dell’essere troppo diversi è una scorciatoia semplice per spiegare le cose, ma che a me fa riflettere sempre tanto perché mi sembra di non cogliere l’essenza della questione. Andiamo insieme un po’ più a fondo?

Ci sono due grandi idee con cui facciamo i conti quando pensiamo alla coppia:

Quando non si sta bene né con il partner né senza

Quando non si sta bene né con il partner né senza

Hai presente quella canzone degli U2, che dice “I can’t live with or without you?” Non posso vivere né con te né senza di te. Bono Vox ne parla perché è una situazione piuttosto comune: so che una relazione non può funzionare ma non riesco a lasciarla/lo. Sto male, ma non riesco ad immaginarmi senza di lui o lei.

Pensiamo di avere letteralmente bisogno di lui o lei, sappiamo che molte cose sono carenti ma aspettiamo sempre un cambiamento, una risoluzione, qualcosa che non ci costringa a prendere quella decisione che non vogliamo nemmeno immaginare. Così mettiamo alla prova l’altro, con sfide crescenti: aspettiamo qualcosa che non abbiamo ancora ricevuto, nonostante i nostri sforzi.

Il potere della tristezza: come superarla, vivendola

Il potere della tristezza: come superarla, vivendola

Quando siamo tristi e giù di morale ci sembra un’impresa affrontare le nostre giornate. Ci sembra di dover fare lo slalom tra le emozioni e il vortice di pensieri e sentimenti sgradevoli: tristezza, vergogna, imbarazzo.

Succede così: da una parte tutto ti sembra catastrofico, dall’altra però pensi che “non puoi piangerti addosso”, “è meglio non pensarci troppo su, tutto andrà bene, distraiti, esci, non darci tanto peso e soprattutto dovresti fregartene perché le cose gravi della vita sono ben altre!”.

Lo schema, semplificando come faremmo con un bambino, è questo: cammina, se incontri qualcosa di brutto non dargli retta, cambia strada, distraiti e fai qualcos’altro. E sorridi, dai.
Il gioco di Pollyanna non è utile

Percorso individuale dal vivo: l’esperienza di Chiara

Percorso individuale dal vivo: l’esperienza di Chiara

Oggi ti racconto l’esperienza di Chiara che ha scelto di farsi aiutare intraprendendo un percorso dal vivo. Ora che siamo quasi arrivati al capolinea le ho chiesto di raccontarci com’è andata perché le storie degli altri spesso sono una fonte di ispirazione per la nostra. Ti raccontiamo questa esperienza dicendoti cosa ciascuno di noi si porta a casa da questa esperienza.

Perché ho paura delle relazioni stabili?

Perché ho paura delle relazioni stabili?

Oggi con questo post rispondo alla domanda di Paolo, 37enne che mi scrive:
“Tutti amano la stabilità nelle relazioni affettive. A me invece fa paura. Perché?”

Caro Paolo, grazie per la tua domanda. Quanto è diffusa la paura della stabilità sentimentale!

Prima di entrare nel dettaglio della tua domanda sfatiamo un mito: non tutti amano la stabilità. Ma ci sono tantissime persone che come te non la vivono come un’alternativa desiderabile, a volte per paura a volte per una preferenza consapevole. Il vivere poco serenamente questa sensazione di non amore per la stabilità spesso è dovuto ai retaggi culturali e a situazioni psicologiche specifiche. Qui mi occuperò delle seconde, ma vedrai che non potremo trascurare del tutto le prime.

Come utilizzare le critiche fra partner per avvicinarsi e non per ferirsi

Come utilizzare le critiche fra partner per avvicinarsi e non per ferirsi

Forse lo hai già sperimentato: la critica è uno dei virus che possono danneggiare e impoverire di più la relazione di coppia.

Criticarsi fra partner è un’abitudine insidiosa perché distrugge proprio quella sensazione di essere al sicuro in quella relazione: d’improvviso quando ricevi una critica lo scenario emotivo diventa intenso e ti invita a difenderti per proteggere un aspetto di te. E poi chi meglio del proprio partner sa toccare quei punti di maggiore vulnerabilità? Ecco, attacco e vulnerabilità chiamano in causa uno scenario di competizione e
difesa, e non certo di intimità e sicurezza.

Ma esiste un modo per non dare molto spazio a questi meccanismi e utilizzarli come punto di partenza
– difficile – per avvicinarsi piuttosto che allontanarsi?