Sono triste senza un motivo: come fare?

Sono triste senza un motivo: come fare?

Molte volte non siamo a nostro agio con le emozioni che sentiamo: non le riconosciamo, non ci diamo il diritto di sentirle. Anzi, sorge dentro di noi un rimprovero per il fatto che sentiamo qualcosa di diverso da quello che ci aspetteremmo di sentire o che vorremmo sperimentare in quella situazione. Quando ci è permesso allora di essere tristi? qual è una ragione valida per accettare la tristezza nella nostra vita?

Confortare e contenere le emozioni

Confortare e contenere le emozioni

Abbiamo bisogno sia di imparare a consolare e confortarci quando le cose non vanno proprio come vorremmo e allo stesso tempo di imparare a contenere la portata di quello che sentiamo, quando ci accorgiamo che la nostra reattività ci fa entrare in uno scenario intenso e per cosi dire drammatico, molto velocemente.

Ascoltare le emozioni -le nostre e quelle degli altri- non significa accoglierle sempre e arrenderci al loro manifestarsi. Significa invece saper distinguere cosa consolare e cosa è necessario contenere, perché riacquisti proporzione.

Il desiderio di capire: sentire le emozioni, non analizzarle

Il desiderio di capire: sentire le emozioni, non analizzarle

C’è un equivoco spesso sulla nostra richiesta di capire: vogliamo comprendere solo con la logica e per farlo ci soffermiamo a discutere con i fatti che ci succedono cercando di trovare spiegazioni e significati. A volte ci avventuriamo in interpretazioni che coinvolgono più generazioni. Le cerchiamo nel territorio della razionalità, della mente e ci allontaniamo da quello dell’esperienza dove il nostro sentire di pancia e di cuore, per cosi dire, conosce delle cose. Anche se non sa ancora spiegarle a parole. Stare con l’esperienza, sentire le nostre emozioni ci permette di conquistare una comprensione intuitiva.

Ansia e panico: qual è la causa e cosa li mantiene

Ansia e panico: qual è la causa e cosa li mantiene

Quando siamo travolti da questa ondata emotiva, sorge dentro di noi l’urgenza di conoscere il motivo, la causa di questa esperienza cosi spiacevole che viviamo e cosi spesso la andiamo a cercare nella cronologia degli eventi per ricostruire il nesso causa-effetto.
Visto che la paura ci fa perdere il controllo e parla un linguaggio emotivo che non riusciamo a decifrare, a volte cerchiamo di mettere in ordine le cose con la logica e confondiamo le circostanze in cui sperimentiamo ansia (o l’oggetto rispetto al quale si attiva la nostra allerta, con la causa del nostro disagio.

Distingui stress e ansia, per averne padronanza

Distingui stress e ansia, per averne padronanza

A volte, nel linguaggio comune usiamo indifferentemente questi termini per spiegare come stiamo, quasi fossero la stessa cosa. E invece sono due esperienze che hanno delle caratteristiche simili ma parlano una lingua del tutto diversa e chiedono risposte differenti. Dare il nome giusto alle cose che viviamo è il primo passo per prendercene cura, rispondendo in modo diverso al bisogno specifico che ogni emozione segnala.

Utilizza la rabbia, non reprimerla

Utilizza la rabbia, non reprimerla

La rabbia è una delle emozioni più frequenti e più sgradite che sperimentiamo. In genere non ci piace essere arrabbiati, non ci piace neanche stare accanto a persone arrabbiate. non possiamo scegliere quello che sentiamo, e non è utile condannarci o lanciarci in missioni di miglioramento personale in modo da non provare mai più una data emozione. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è invece incuriosirci della nostra rabbia e utilizzarla come un segnale utile: sorge in relazione agli altri e ci aiuta a vedere qualcosa che riguarda i nostri bisogni. Riconoscerla e decifrarla ci permette di affermarci senza lasciarci sopraffare.

Il bisogno di essere approvati

Il bisogno di essere approvati

A chi di noi non capita di rimanere vigili al giudizio degli altri? In fondo entriamo in relazione con il desiderio di sentirci visti, di ricevere attenzioni, di essere approvati, almeno un pochino. È logico e anche naturale che il giudizio degli altri incida sulla percezione che abbiamo di noi stessi perché cresciamo e formiamo la nostra identità attraverso le conferme o disconferme che riceviamo nelle nostre relazioni. Ma quando, questo bisogno diventa un limite pericoloso che ci impedisce di crescere e rimanere fedeli a noi stessi?

Saluta bene l’anno che se ne va

Saluta bene l’anno che se ne va

Ci siamo, dicembre è agli sgoccioli, e questo è il mio ultimo post dell’anno.

È sempre un periodo molto denso questo e fermarsi sembra sempre impossibile, ma, come ogni volta che qualcosa finisce, credo sia importante prendersi del tempo per elaborare il tutto e lasciare andare. Per salutare al meglio soprattutto. Vale per le relazioni, ma anche per le esperienze lavorative o personali che si concludono, per gli archi temporali che segnano un percorso.
E allora che ne pensi di fermarci assieme e prepararci a salutare il 2017?
Rompo il ghiaccio io con il mio anno, ma puoi usarlo come schema per analizzare anche il tuo.