Leggersi, ritrovarsi e curarsi attraverso i libri

Leggersi, ritrovarsi e curarsi attraverso i libri

La lettura ci mette a contatto con le storie di altri da una distanza di sicurezza: dalla posizione di lettori possiamo osservare, immedesimarci, sentire, avvicinarci ai nostri pensieri. Le narrazioni, se diamo loro spazio, ci consentono anche di cambiare, perché ogni qualvolta entriamo in un racconto, che sia nella nostra vita quotidiana o tra le pagine di un libro, non possiamo rimanerne indifferenti. È un invito a prendervi parte, ci coinvolge, ci infastidisce, fa nascere delle domande dentro di noi, ci arrabbiamo con i protagonisti o, viceversa, gioiamo con loro. E così, tutte le volte che sperimentiamo qualcosa in relazione ad una storia, ci accostiamo a una parte di noi stessi e le reazioni che emergono nei confronti delle narrazioni, se lo vogliamo, sono degli spunti per conoscerci più a fondo.

Il desiderio di capire: sentire le emozioni, non analizzarle

Il desiderio di capire: sentire le emozioni, non analizzarle

C’è un equivoco spesso sulla nostra richiesta di capire: vogliamo comprendere solo con la logica e per farlo ci soffermiamo a discutere con i fatti che ci succedono cercando di trovare spiegazioni e significati. A volte ci avventuriamo in interpretazioni che coinvolgono più generazioni. Le cerchiamo nel territorio della razionalità, della mente e ci allontaniamo da quello dell’esperienza dove il nostro sentire di pancia e di cuore, per cosi dire, conosce delle cose. Anche se non sa ancora spiegarle a parole. Stare con l’esperienza, sentire le nostre emozioni ci permette di conquistare una comprensione intuitiva.

Ansia e panico: qual è la causa e cosa li mantiene

Ansia e panico: qual è la causa e cosa li mantiene

Quando siamo travolti da questa ondata emotiva, sorge dentro di noi l’urgenza di conoscere il motivo, la causa di questa esperienza cosi spiacevole che viviamo e cosi spesso la andiamo a cercare nella cronologia degli eventi per ricostruire il nesso causa-effetto.
Visto che la paura ci fa perdere il controllo e parla un linguaggio emotivo che non riusciamo a decifrare, a volte cerchiamo di mettere in ordine le cose con la logica e confondiamo le circostanze in cui sperimentiamo ansia (o l’oggetto rispetto al quale si attiva la nostra allerta, con la causa del nostro disagio.

Distingui stress e ansia, per averne padronanza

Distingui stress e ansia, per averne padronanza

A volte, nel linguaggio comune usiamo indifferentemente questi termini per spiegare come stiamo, quasi fossero la stessa cosa. E invece sono due esperienze che hanno delle caratteristiche simili ma parlano una lingua del tutto diversa e chiedono risposte differenti. Dare il nome giusto alle cose che viviamo è il primo passo per prendercene cura, rispondendo in modo diverso al bisogno specifico che ogni emozione segnala.

Utilizza la rabbia, non reprimerla

Utilizza la rabbia, non reprimerla

La rabbia è una delle emozioni più frequenti e più sgradite che sperimentiamo. In genere non ci piace essere arrabbiati, non ci piace neanche stare accanto a persone arrabbiate. non possiamo scegliere quello che sentiamo, e non è utile condannarci o lanciarci in missioni di miglioramento personale in modo da non provare mai più una data emozione. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è invece incuriosirci della nostra rabbia e utilizzarla come un segnale utile: sorge in relazione agli altri e ci aiuta a vedere qualcosa che riguarda i nostri bisogni. Riconoscerla e decifrarla ci permette di affermarci senza lasciarci sopraffare.

Il desiderio di essere visti e quello di essere invisibili

Il desiderio di essere visti e quello di essere invisibili

Tutti noi nutriamo un grande bisogno di essere visti e riconosciuti per quello che facciamo, per le nostre qualità, per le nostre competenze, per il semplice fatto di essere così come siamo. Qualche volta ci sembra di non ricevere abbastanza apprezzamenti, allo stesso tempo però abbiamo anche paura di essere visti, se non addirittura il desiderio di scomparire. Come prenderci cura di questo bisogno e questa paura mentre siamo in relazione?

La fame di intimità

La fame di intimità

C’è una cosa che ci accomuna tutti, indistintamente: la fame di essere visti, amati e apprezzati cosi come siamo. A volte, però, nelle nostre relazioni ci rendiamo invisibili, ed è nelle relazioni intime che questa fame si fa sentire più forte, nelle sue molteplici aspettative. Cosi, ogni tanto, dal nostro stare insieme usciamo sazi; più spesso, invece, rimaniamo affamati, perché la qualità delle relazioni o delle comunicazioni non ci nutre abbastanza, o forse semplicemente perché siamo un po’ avidi.

Il bisogno di essere approvati

Il bisogno di essere approvati

A chi di noi non capita di rimanere vigili al giudizio degli altri? In fondo entriamo in relazione con il desiderio di sentirci visti, di ricevere attenzioni, di essere approvati, almeno un pochino. È logico e anche naturale che il giudizio degli altri incida sulla percezione che abbiamo di noi stessi perché cresciamo e formiamo la nostra identità attraverso le conferme o disconferme che riceviamo nelle nostre relazioni. Ma quando, questo bisogno diventa un limite pericoloso che ci impedisce di crescere e rimanere fedeli a noi stessi?

“Tu non mi ascolti mai”: come ascoltarsi per comprendersi

“Tu non mi ascolti mai”: come ascoltarsi per comprendersi

Ci capita spesso di non sentirci compresi o di fare l’esperienza che l’altro non ci stia ascoltando con piena attenzione. Quante volte abbiamo detto o ci siamo sentiti dire “Tu non mi ascolti” oppure “Tu non mi capisci”? In quelle situazioni, soprattutto se questo avviene nelle relazioni più intime come in quelle di coppia, sperimentiamo un profondo senso di solitudine; una distanza che ci procura sofferenza.

Mi ascolto, per imparare ad ascoltare te

Mi ascolto, per imparare ad ascoltare te

Osservo spesso gli scambi fra adulti e bambini intorno a me: alziamo la voce per ricordare a nostro figlio che non si grida, a volte i bambini correggono i loro genitori con parole feroci, arriviamo a formulare ripicche e ricatti più o meno velati nei momenti in cui non ci sentiamo ascoltati. Se le osserviamo da fuori, queste dinamiche sembrano non avere senso, eppure accadono a tutti, tutti i giorni, e quando siamo noi ad essere coinvolti e a viverle da dentro, nella relazione con i nostri figli, sentiamo che è una reattività naturale, quella che emerge nelle relazioni più intime della nostra vita. Accorgercene e diventare gentili con noi stessi ci aiuta a scegliere come riparare; qualche volta ci permette di chiedere scusa e insegnare ai nostri figli proprio questo: possiamo sbagliare e riparare.