Le relazioni in quarantena: quando ci sentiamo troppo vicini o molto soli

Le relazioni in quarantena: quando ci sentiamo troppo vicini o molto soli

In questa quarantena stiamo facendo tante esperienze nuove: anche quelle abitualmente stressanti sono stressanti in un modo nuovo perché raramente ci siamo trovati per un tempo cosi prolungato a fare coesistere tutti i nostri ruoli relazionali sotto lo stesso tetto. Rispetto alle relazioni, quando le cose si fanno difficili, possiamo notare che si amplificano i conflitti oppure la solitudine. In questo post vediamo l’impatto di questa esperienza sulle nostre relazioni per cogliere di cosa abbiamo bisogno, cosi da procurarcelo, sempre stando a casa.

Abitare la noia: spunti di sopravvivenza per adulti e bambini

Abitare la noia: spunti di sopravvivenza per adulti e bambini

In questi giorni di pausa forzata ho ascoltato molte domande e molte esperienze sulla difficoltà di gestire e vivere questo tempo ritrovato -e tuttavia stressante- nella nostra casa e con i nostri figli.
Quando la routine si scombina, dopo un po’ di giorni privi delle nostre abitudini, incontriamo la noia. Come affrontarla evitando che diventi una tortura? Come gestire quella dei nostri figli a casa senza le attività che strutturano il loro tempo? In questo post vediamo insieme perché ci annoiamo e cosa possiamo fare per vivere al meglio questa esperienza.

Impara a ricevere (e chiedere)

Impara a ricevere (e chiedere)

Nelle relazioni più significative, in quelle di coppia, spesso diventa più facile focalizzarci a dare, ad essere per l’altro (un bravo compagno, un buon genitore ecc..). L’attitudine a ricevere e a chiedere quello che desideriamo ricevere, rimane sullo sfondo, come fosse una cosa disdicevole per chi ama. Il punto è che imparare a chiedere e stare a proprio agio nella posizione di ricevente è altrettanto importante per l’equilibrio di una relazione d’amore. Sia per stabilire una buona reciprocità, sia per fa si che ognuno mantenga una buona sintonia con se stesso e i propri bisogni, prima che con l’altro.

Non siamo vasi comunicanti: il contagio emotivo nella coppia

Non siamo vasi comunicanti: il contagio emotivo nella coppia

Una cosa che mi colpisce sempre è osservare come le persone a volte si disperdano dentro certe relazioni. Magari gli è possibile riconoscere cosa vogliono o cosa sentono mentre sono sole ma quando entrano in contatto con l’altro, questa percezione diventa meno nitida, diventa più sfocata e va in secondo piano. A volte s’annacqua, a volte subisce un vero e proprio contagio.
Ci lasciamo condizionare dall’umore dell’altro, diventiamo troppo permeabili e attribuiamo all’altro la responsabilità di ciò che sentiamo. Finiamo per dire cose cosi: “mi fai arrabbiare, mi deprimi, mi fai sentire inadeguata, mi costringi ad essere geloso ecc…”. Ci pensiamo come vasi comunicanti e invece non è cosi: le emozioni non sono contagiose e c’è un altro modo per rimanere intimi. Vediamolo insieme.

Perché non mi capisce?

Perché non mi capisce?

Quante volte nelle relazioni intime facciamo l’esperienza che l’altro non ci capisce? A volte vorremmo essere intuiti e non parliamo, altre volte parliamo ma non ci capiamo. Cerchiamo la comprensione logica ma non ci sentiamo capiti perchè ci sfugge la comprensione emotiva di noi e dell’altro. La comunicazione diventa difficile quando qualche emozione non viene rispettata ed interferisce. Le emozioni però nelle relazioni sono come porte che possono dividere e separarci o unirci. Vediamo come riconoscerle.

Che significa ascoltarsi?

Che significa ascoltarsi?

  Nel frastuono delle nostre giornate, mentre corriamo tra mille impegni qua e là, quasi partecipassimo a una corsa ad ostacoli, può capitare di non riuscire più a sentire quello che davvero vogliamo, quali emozioni stiamo provando o di che cosa abbiamo davvero...
I buoni propositi e il desiderio di migliorarsi sempre

I buoni propositi e il desiderio di migliorarsi sempre

A Gennaio e a Settembre arrivano come sempre, puntuali, i buoni propositi. Ci invitano a cambiare e migliorarci, ad essere di più in qualcosa. Ci offrono una grande spinta e anche il desiderio di prendere delle decisioni e, per questo dovremmo ringraziarli. Ma, allo stesso tempo, alimentano un’idea irrealistica e grandiosa del cambiamento: fatto di grandi svolte e di grossi clamori, di futuro, di meglio e di perfezione. Della necessità di “uscire”, come si dice, dalla zona di comfort. E se ci fosse un altro modo per ricominciare e infiniti atri per cambiare? Ne parliamo oggi in questo post.